Kenya (e non solo): il protezionismo non basta. Il contrabbando di pelli vanifica i dazi

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Fonti locali spiegano che le tante, “troppe pelli che varcano la frontiera”, finiscono quasi esclusivamente in Cina. Quante? Secondo una stima che comprende le nazioni raggruppate nell’East African Community, il valore dei dazi non riscossi supererebbe i 30 milioni di euro annui. In Kenya (soprattutto) e Paesi limitrofi puntano il dito contro il contrabbando di materia prima conciaria, che starebbe rendendo del tutto inutili i pesanti dazi all’export. Il protezionismo keniano è di quelli che somigliano a un blocco di fatto: 80% ad valorem. “Ancora poco”, pensano nel Paese africano, visto che non riescono a tenere in patria la pelle che servirebbe alle concerie e, successivamente, alle manifatture. Un tentativo di contrastare questo trend illegale? Aumentare gli aiuti pubblici all’area pelle, creando condizioni di produzione che invitino a vendere il pellame grezzo sul mercato interno. In Kenya, l’obiettivo: allestire 4 leather park, assumere 50.000 persone, portare l’export a 500 milioni di dollari entro il 2022.

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