Bangladesh, Hazaribagh (eccezionalmente) al lavoro per smaltire 8 milioni di pelli, ma i fornitori chimici speculano sui prezzi

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I bottali di Hazaribagh tornano a girare. Le autorità bengalesi, malgrado la chiusura finalmente imposta (dopo 15 anni di battaglie politiche e legali) lo scorso aprile, hanno attenuato il divieto di funzionamento imposto alle concerie dell’inquinatissimo distretto. Perché? Da un lato c’è il nodo del nuovo sito di Savar, dove non si sono ancora trasferite tutte le concerie che dovrebbero trovarvi posto e, soprattutto, dove le infrastrutture ancora non sono complete. In seconda battuta perché l’area pelle bengalese ha bisogno che tutta la materia prima ovicaprina (si dice fino a 8 milioni di pelli) prodotta durante la festa islamica del Sacrificio possa essere conciata in patria. La concitazione del momento offre anche spazio alle speculazioni. Una delle associazioni bengalesi della concia (TOA) denuncia sulla stampa che i fornitori chimici starebbero creando una crisi della disponibilità dei sali per legittimare un aumento forzoso dei prezzi.

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