JBS, maxi-risarcimento ai 650 operai licenziati in tronco. Non si fermano le grane di Lava Jato

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Un indennizzo di 650.000 real (poco meno di 170.000 euro) per rimborsare i 650 addetti di un macello nel Mato Grosso licenziati in tronco nel 2015. JBS, multinazionale brasiliana della carne, è chiamata a rispondere del “danno morale collettivo” inflitto con la chiusura dello stabilimento. Secondo il quotidiano Folha de Sao Paulo, dalle sorti del macello, rilevato da JBS appena due anni prima, dipendeva il “15% della popolazione attiva” del comune dove sorge. Secondo l’accordo, firmato con il Ministero del Lavoro del Mato Grosso, i 650.000 real saranno destinati a progetti sociali. Le grane per JBS non finiscono qui. Perché dal maxi-scandalo di Lava Jato continuano ad arrivare rogne: CVM, l’ente di vigilanza borsistico del Brasile, apre un nuovo filone di contestazioni (contro alcuni manager, incluso Wesley Batista) per l’acquisto di derivati in dollari tra il 5 e il 17 maggio scorso, cioè prima che la notizia della collaborazione del gruppo con le autorità giudiziarie fosse divulgata. Secondo Reuters, la Polizia Federale brasiliana, come se non bastasse, avrebbe aperto un’inchiesta sul metodo applicato dai consulenti di JBS per ottenere nel 2016 il rimborso di crediti di imposta “in tempi rapidi”. La società risponde con una nota che ha semplicemente incassato crediti che le erano dovuti.

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