JBS ha un nuovo presidente, mentre la chiusura dei 7 stabilimenti del Mato Grosso è già finita

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Novità nel board e ripresa industriale. La settimana di JBS, il colosso brasiliano della carne invischiato nello scandalo Lava Jato, inizia con la nomina dell’irlandese Jeremiah O’Callaghan, già direttore delle relazioni con gli azionisti, al ruolo di presidente, prendendo il posto di Tarek Farahat (nel frattempo nominato Global Advisory del gruppo). Intanto la “sospensione a tempo indefinito” di 7 stabilimenti nel Mato Grosso do Sul annunciata mercoledì scorso è già finita. Gli impianti, la cui chiusura aveva generato proteste e allarme sociale sul territorio, riprendono oggi le attività. Stando a quanto riporta Reuters, la multinazionale della carne ha raggiunto un accordo con le autorità locali: non è noto, però, se JBS abbia ottenuto anche la rimozione del blocco dei fondi da cui è scaturita la scelta della sospensione. È giallo, invece, sullo scoop del quotidiano O Globo, che ha pubblicato una lista di origine governativa di aziende brasiliane accusate di impiegare lavoro schiavile. Tra le società menzionate compare anche JBS Ave, sussidiaria che si occupa di produzione avicola. Contattata dalla stampa, JBS, che nel 2007 ha sottoscritto un accordo di controllo della filiera per sradicare il lavoro nero, non ha saputo rispondere in merito al suo coinvolgimento nel dossier del Governo di Brazilia.

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