Assocalzaturifici, nel primo semestre 2018 la produzione cala (-1,2%). L’appello: “Italiani, comprate italiano”

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Il primo trimestre dell’anno per la calzatura italiana è stato faticoso: il calo dell’export ha fermato l’intero settore. Nel secondo trimestre, invece, si è visto il ritorno di alcuni valori positivi, soprattutto a proposito del fatturato estero, ma non abbastanza da far prevedere chissà quale exploit per il secondo semestre: le stime del Centro Studi di Confindustria Moda sono improntate alla prudenza. “Non si può ancora definire la scarpa italiana fuori dal periodo buio – ha commentato Tommaso Cancellara, direttore generale di Assocalzaturifici, durante l’incontro di presentazione della prossima edizione di Micam (16-19 settembre) –. In nota congiunturale non tutti i valori sono negativi, ma il documento va interpretato a 360 gradi”. In che senso? “Crescono in valore l’export (+3,2% tra gennaio e maggio) e il prezzo medio (+2,8%), ma nel periodo gennaio-giugno cala la produzione (-1,2%). Vuol dire che il medio soffre ancora, mentre solo l’alto produce risultati. Il calo delle aziende attive (-1,7%) e degli addetti (-0,8%) testimonia le difficoltà della manovia italiana”. Se l’export è il traino della calzatura (con risultati positivi negli Stati Uniti e Canada e difficoltà nell’area CSI), il mercato domestico rimane fondamentale: ad Assocalzaturifici, allora, non piace che nello stesso semestre in cui le importazioni aumentano in valore e quantità (rispettivamente del 6,6% e 2,3%), la spesa delle famiglie italiane per scarpe made in Italy sia in calo dell’1,6%. “Serve una mobilitazione che coinvolga tutti, dalle autorità politiche del Paese alla stampa, passando dalle associazioni – conclude Cancellara – per lanciare il messaggio Comprate Italiano”. “Al mio successore – aggiunge Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici entrata nell’ultimo anno di mandato – toccherà portare avanti la battaglia per l’abbattimento del cuneo fiscale su aziende e lavoro. I calzaturifici italiani perdono margini per tenere i prezzi bassi, ma così soffrono e comunque non sono competitivi”. (in foto, un momento della presentazione)

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