Il bilancio di UITIC, il congresso dei tecnici della calzatura: tra presente e futuro, la manifattura deve essere innovativa

Marten Hoon, analista per Deloitte, col proprio intervento non ha solo aperto la due giorni di lavoro della 20a edizione di UITIC, ma ha di fatto anche suggerito al pubblico la chiave per interpretare il senso della manifestazione: l’innovazione, l’apertura a “tecnologie esponenziali e modelli di business emergenti”, non è solo un principio da applicare, ma un’attitudine. Conoscere il contesto innovativo significa non solo essere aperto a nuovi strumenti e paradigmi, ma comprenderne appieno il senso e capire di che cosa si ha bisogno, per riscrivere i propri codici, nel momento in cui ce n’è bisogno: non prima e, soprattutto, non quando è troppo tardi. Il programma del congresso internazionale dei tecnici della calzatura, svolto a Porto la scorsa settimana (16-18 maggio), si è proposto come panottico sul fermento della filiera mondiale della scarpa. Sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, lavorazione dei materiali, innovazione di processo, automazione della filiera e sua integrazione con le parti del lavoro affidate all’uomo, formazione del personale e delle giovani leve, retail. Specialisti, imprenditori e ricercatori hanno esposto a un pubblico di oltre 500 persone le frontiere di sviluppo del cluster calzaturiero. Con attenzione alla lavorazione della pelle, come dimostrato dalla tecnologia di finitura funzionale al laser plasma presentato da Francisca Aran Ais della spagnola Inescop. E ai possibili sviluppi circolari del materiale, direzione in cui va il progetto della francese CTC per utilizzare la pelle ricavata dalle scarpe altrimenti da smaltire in discarica per generare energia in conceria tramite l’ossidazione in termovalorizzatore. Appunti per il futuro e tecnologie già in uso. Da UITIC i segnali per l’industria di domani.

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