La scarpa europea ha bisogno di lavoratori: “Attrarre la nuova generazione è la nostra priorità”

La calzatura europea offre lavoro. Anzi: ha bisogno di lavoro. In Spagna occorrono almeno 1.000 lavoratori qualificati, in Portogallo la calzatura ha creato 8.000 nuovi posti di lavoro dal 2010, ma ne servirebbero altri e a Lisbona faticano a reperire nuova manodopera, soprattutto nei distretti calzaturieri. In Italia, in uno studio presentato allo Young Workers Day svoltosi al recente Micam, da qui al 2020 serviranno 8.000 nuovi addetti in diversi profili, sia per nuovi incarichi, ma soprattutto per il ricambio di chi andrà in pensione. Per Luís Onofre, presidente dell’associazione portoghese di categoria APICCAPS: “Attrarre una nuova generazione di talenti è una priorità fondamentale per il prossimo decennio”. L’industria calzaturiera europea attualmente impiega 2 milioni di lavoratori. CEC (la confederazione europea della scarpa), insieme con i distretti calzaturieri delle varie nazioni e in collaborazione con le scuole di formazione, sta cercando di promuovere le proprie attività per attrarre i giovani nel settore calzaturiero. Il programma (Cec-Cotance) Skills4Smart TCLF 2030, ad esempio, progetto Cec-Cotance, si svolgerà su un periodo di 4 anni ed è finanziato dalla Commissione Europea, nell’ambito del programma Erasmus+: attualmente comprende un totale di 21 partner provenienti da 9 Paesi. CEC ha anche lanciato il contest Shake the Future of the Footwear Sector per mobilitare i giovani verso “una nuova visione del futuro”. Altra iniziativa è Shoes Made in EU, che prevede il lancio della formazione online. (mv)

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