Trump minaccia l’embargo petrolifero, Teheran chiude l’import (anche) di scarpe e borse. Già addio a un mercato emergente?

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La guerra commerciale allarga i suoi orizzonti e coinvolge anche l’Iran che aveva aperto le frontiere dopo la revoca dell’embargo internazionale, datata gennaio 2016. Data che coincise con la candidatura di Teheran a “nuovo possibile mercato” per i prodotti moda e lusso del made in Italy. Molte griffe, italiane e non, nei mesi successivi hanno iniziato a pianificare investimenti commerciali, aprendo negozi nel quartiere di lusso a Teheran e nei suoi shopping center, perchè, come ricorda il Wall Street Journal, nonostante il regime ultraconservatore, “gli analisti ritengono l’Iran una nazione giovane e ricca grazie al petrolio al punto da possedere eccitanti prospettive di crescita commerciale per i brand occidentali del lusso, visto che il reddito procapite è il più alto del Medio Oriente”. Una prospettiva che potrebbe cambiare, perché l’Iran starebbe mettendo al bando le importazioni di oltre 1.300 prodotti tra i quali anche abbigliamento, calzature e pelletteria. La notizia è riportata dal Teheran Times ed è stata rilanciata da diverse agenzie stampa occidentali. Il ministro dell’Industria e del Commercio Mohammad Shariatmadari ha stilato una lista di 1.339 prodotti importati che “potrebbero essere fabbricati all’interno del Paese”, secondo quanto scrive il quotidiano iraniano Financial Tribune, citando un documento ufficiale. Si tratterebbe di una risposta alle minacce di embargo USA sul petrolio iraniano e dell’avvio di una “economia di resistenza” per conservare le riserve valutarie e “diventare il più autosufficienti possibile”. La svalutazione del riyal iraniano, infatti, sta facendo salire il costo delle importazioni: molte imprese locali non sono più competitive e la quantità di valuta che finisce all’estero aumenta. Non nasconde l’amarezza Gimmi Baldinini, da noi interpellato: “Ho due negozi a Teheran, nuovi, aperti da poco, che vanno bene. Gli iraniani andavano a comprare le mie scarpe in Armenia e così ho deciso di aprire dei negozi a Teheran dove tra l’altro ci sono molti altri marchi della moda italiana. È una situazione strana…”. (mv)

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