La congiuntura rimane critica e nessuno lo nega. Dalla nota di Assocalzaturifici sul primo semestre del 2026 si apprende che il fatturato della scarpa italiana è calato del -2,3%, mentre la produzione del 6,7% e il numero di imprese attive del 4,7%. Ma dal documento spiccano anche due segnali positivi. Certo, non abbastanza per dire che il peggio alle spalle, ma per riconoscere che il settore sta opponendo alla crisi la propria qualità e la propria resilienza. Perché a fronte di un export in flessione, il saldo commerciale è in crescita (+9,6%), in virtù “del posizionamento e della vocazione internazionale”, chiosa la presidente di Assocalzaturifici, Giovanna Ceolini. E perché i consumi nazionali tornano a crescere (+2%) dopo tre anni.
Il quadro della congiuntura
I livelli di export, secondo gli elaborati del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda, sono in arretramento. Guardando ai dati dei primi cinque mesi in questo caso, il bilancio dice 4,77 miliardi (-2,4% su base annua). Le principali destinazioni sono tutte in area negativa: USA -5,2%, Medio Oriente -34%, Russia -24,6%, Far East -1,6%. In controtendenza c’è solo l’Unione Europea (+2%), soprattutto grazie alla Francia (+4,3%). La lentezza dell’export, dicevamo, si riflette sulla produzione e, quindi, sulla struttura della filiera. Così come si sono perse imprese attive a livello di industria e artigianato, anche il numero degli addetti è in calo: si sono persi 3.065 posti (-4,5%)
I due segnali positivi
Il primo è che il saldo commerciale si conferma in crescita del +9,6% per 2,16 miliardi. Il secondo è che il mercato domestico interrompe una lunga sequela di risultati negativi con un piccolo rimbalzo al traino della calzatura da donna (+4%) e di quella sportiva (+1,5%) “Il risultato testimonia la competitività delle nostre imprese e la capacità del Made in Italy di continuare a creare valore anche in una fase particolarmente difficile – conclude Ceolini –. Oggi più che mai è necessario sostenere le aziende con misure che rafforzino competitività, investimenti e occupazione, affinché il settore possa continuare a rappresentare un’eccellenza del sistema manifatturiero nazionale”.
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