La soluzione è aggregarsi per migliorare la produttività. “Se nei calzaturifici la produzione va a ritmo ridotto, dovremmo metterci insieme per sopportarne i costi”. È la sintesi del pensiero di Alberto Fasciani, titolare del calzaturificio di Fermo che porta il suo nome e che impiega una ventina di persone. L’imprenditore racconta a La Conceria di aver compiuto alcuni tentativi per rendere concreta la sua idea, ma si sono rivelati un buco nell’acqua. “Stiamo diventando troppo piccoli. Nel nostro settore è difficile aggregarsi, ma non impossibile. Ne abbiamo bisogno soprattutto nella fase produttiva”, spiega lo stesso Fasciani.
La soluzione è aggregarsi
“Oggi sono poche le manovie che viaggiano a pieno ritmo. Questo vuol dire che ci sono molte aziende che potrebbero migliorare la propria produttività, generando così un risparmio sui costi e quindi aumentando la redditività” spiega lo stesso Fasciani. Che sottolinea come rispetto al passato sia cresciuto il periodo in cui la produzione viene interrotta o procede a ritmi ridotti. Aggregarsi nella produzione potrebbe essere una soluzione prosegue lo stesso imprenditore calzaturiero, secondo cui possono unirsi aziende che distribuiscono articoli similari. Un’idea che Fasciani ha proposto a qualche suo collega, ricevendo il classico due di picche. A conferma delle difficoltà del tessuto manifatturiero ad aggregarsi e a vedere un’azienda gestita diversamente da quella “a conduzione familiare”.
Attenzione al prezzo
“Perché è arrivato il rallentamento dei consumi dei prodotti moda? Deriva dalla speculazione del passato, quando le calzature e altri prodotti avevano dei prezzi di vendita esorbitanti rispetto al loro reale costo. E oggi i consumatori sono molto più attenti. Anche ai ricchi non piace essere ingannati” afferma Fasciani. Per cui la ricerca di un prodotto con prezzo “giusto” ha portato molti consumatori a orientarsi verso prodotti asiatici. “Abbiamo insegnato agli altri i segreti della nostra produzione. Ma oggi dal mass market e fino alla fascia media del mercato il made in Italy non esiste. Lotta nell’alto di gamma dove ci sono poche paia. Di conseguenza se un’azienda è strutturata per una produzione limitata va bene, altrimenti ha un problema” osserva l’imprenditore. Che però ha anche notizie positive: “Complessivamente i miei clienti non sono così depressi, perché vedono da parte dei giovani una maggiore richiesta di calzature non sneaker. Un trend che avvantaggia le produzioni artigianali italiane. Noi italiani siamo realmente i più bravi nella moda ma non dobbiamo fare cavolate” conclude Fasciani, alludendo a prezzi esorbitanti e difficilmente giustificabili. “L’altra sfida che affrontiamo sul mercato è proprio quella di giustificare il prezzo di vendita”. (mv)
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