Le mire della scarpa vietnamita: essere più autonoma entro il 2030

Le mire della scarpa vietnamita: essere più autonoma entro il 2030

L’obiettivo è fare sì che entro il 2030 la quota nazionale di forniture di materiali e componenti per la calzatura vietnamita sia pari al 60/65%. Il perché risponde a una espressione chiave: “Valore aggiunto”. L’associazione nazionale di riferimento (Lefaso) e il Ministero per le Politiche Industriali non ci girano intorno: fino a quando il calzaturiero vietnamita, che guadagna fette crescenti del commercio globale, dipenderà in gran parte dalle importazioni, il sistema Paese non riuscirà a esplorare (e trattenere) tutto il valore potenziale del prodotto. A margine del Vietnam Footwear Summit 2026, scrive ILM, il settore si è dato priorità “autarchiche”. E non è la prima volta.

 

 

Le mire del Vietnam entro il 2030

Spulciando la rassegna stampa, è almeno dal 2018 (se non da prima) che in Vietnam si invoca la qualificazione di tutta la filiera a beneficio del posizionamento del prodotto finale sul mercato internazionale. Oggi Lefaso auspica ancora investimenti in “automazione, tracciabilità, sostenibilità e digitalizzazione” per sostenere la competitività sul mercato internazionale. I risultati, bisogna riconoscerlo, si vedono non solo nelle tabelle del World Footwear Yearbook. Il tessuto calzaturiero vietnamita, riporta ILM, sta passando dal modello meramente esecutivo del CMT (cut-make-trim: la realizzazione di articoli con disegni e materiali forniti dal cliente) ad altri che lo coinvolgono sul piano creativo: “Il 30% delle aziende lavora in OBM (Original Brand Manufacturing), cioè è capace di sviluppare modelli originali”.

Foto d’archivio (Thuong Dinh Footwear Company)

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