Malgrado l’amministrazione Trump promettesse di reimportare la manifattura, gli USA rimangono un mercato che importa prodotti finiti. Secondo i numeri di FDRA (l’associazione dei retailer e distributori) il rapporto tra scarpe prodotte e scarpe importate è di 1 a 81 paia. Nel 2025 le scarpe made in USA sono state 25 milioni di paia, contro 2,015 miliardi di paia acquistate dall’estero. Mentre la spesa per l’acquisto di scarpe da parte dei consumatori (l’import pro capite è sei paia per abitante di media) è paria a 121 miliardi di dollari. “I social possono creare domanda, ma non possono sostenerla senza un prodotto giusto dietro. L’online non è il solo canale di vendita, il mercato USA è un modello ibrido in cui canali digitali e fisici si completano a vicenda” afferma a La Conceria Matt Priest, CEO di FDRA.
Malgrado Trump
I dati diffusi da FDRA marcano i confini del mercato a stelle e strisce, sempre molto agognato da parte di tutti i marchi italiani, dai più grandi ai più piccoli. Secondo la rilevazione più aggiornata di FDRA, risalente al 19 agosto scorso, nel 2026 l’import è cresciuto del 7,3%, i prezzi del 3,4% (corrispondente al tasso di inflazione) e di conseguenza la spesa è salita del 7,7% sull’analogo periodo preso come base di riferimento. Secondo Priest non c’è un rigido ordine di priorità nei consumi all’interno delle famiglie. La calzatura da donna è la categoria più grande, poiché c’è una vasta gamma prodotti e i trend moda sono più rapidi. Viceversa, la calzatura da bambino tende a essere stabile: si comprano scarpe per sostituire quelle che già il bambino possedeva. Le calzature da uomo sono spesso scelte con maggiore attenzione e orientate alla funzionalità, con acquisti meno frequenti ma più ponderati.
Gli orientamenti
Come si orientano i consumatori USA quando acquistano un paio di scarpe? “La moda conta assolutamente, ma non è l’unico fattore e spesso nemmeno il primo – risponde Priest –. Oggi la mentalità del consumatore è più pratica. Lo stile deve ancora esserci, ma deve essere accompagnato da comfort, versatilità e un prezzo che sembri giustificato”. Il CEO di FDRA si sofferma sul rapporto giovani e web. “I social media contano moltissimo. Sono molto efficaci nel generare notorietà e accelerare le tendenze, specialmente tra i consumatori più giovani. Ma a lungo termine il successo dipende ancora dagli aspetti fondamentali: prodotto, calzata, comfort e prezzo. I media sono capaci a creare la domanda, ma non possono sostenerla senza il prodotto giusto dietro”. Secondo Priest, i consumatori più giovani sono molto digitali, ma non per questo comprano esclusivamente online. “L’e-commerce è fondamentale, soprattutto nelle sneaker e nelle categorie guidate dalle tendenze moda – precisa Priest – ma il retail fisico conta ancora, in particolare per la calzata e il comfort. Molti consumatori scoprono un prodotto online poi vogliono provarlo prima di acquistarlo”. (mv)
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