Cotance si attiva sull’innovazione (a tutto tondo). Il 26 giugno l’associazione che a Bruxelles dà voce alle sigle nazionali della concia (e che, dopo la riforma dello statuto, ha ampliato la propria rappresentatività anche a partner e stakeholder) ha partecipato al meeting online dei dieci partenariati partecipanti al TCLF SkillsBridge. Vale a dire il progetto che mira a mobilitare soggetti pubblici e privati per l’aggiornamento e la riqualificazione professionale, a sostegno della transizione verde e digitale. Non solo, Cotance ha partecipato alla consultazione pubblica appena indetta dalla Commissione Europea a proposito del Biotech Act II. Lo ha fatto per condividere un concetto molto chiaro. In un contesto come quello della bioeconomia, dove per riflesso pavloviano qualcuno potrebbe concentrarsi sulle iniziative emergenti (delle quali, quindi, bisogna ancora verificare affidabilità e scalabilità), la Comunità Europa non può prescindere da quanto ha già dimostrato di funzionare. La pelle, innanzitutto.
Cotance attiva su TCLF SkillBridge
A proposito del TCFL SkillBridge (dove l’acronimo TCLF identifica la filiera della moda: tessile, abbigliamento, calzaturiero e pelle), sono tre i partenariati dove è coinvolta la concia. In Toscana il partenariato, che coinvolge anche UNIC – Concerie Italiane, “sta sviluppando strumenti di formazione digitale per le PMI del settore pelle e calzature – si legge sull’account LinkedIn di Cotance –, che coprono sostenibilità, tracciabilità e conformità normativa”. Il progetto è in sinergia con quello che porta avanti il partenariato del Baden-Württemberg, dove tra gli strumenti di gamification si prevede anche la realizzazione di una conceria virtuale. In Campania, dove partecipano ai lavori la stessa UNIC e la Stazione Sperimentale (SSIP), il focus sono “laboratori di innovazione per rafforzare la formazione pratica e le competenze specifiche del settore”.
E il Biotech Act II
La Commissione Europea sta preparando l’estensione legislativa alle tecnologie e alla manifattura della Bioeconomy Strategy del 2025. Cotance ha approfittato della consultazione pubblica per ribadire il valore della pelle nell’ottica della bioeconomia. “L’industria della pelle è un chiaro esempio di catena del valore biobased consolidata e circolare: valorizza i sottoprodotti dei settori alimentare e lattiero-caseario e ne trasforma la biomassa residua in un materiale duraturo e di alto valore: la pelle”. L’UE non deve sottostimare il peso e l’incidenza delle filiere biobased tradizionali per rincorrere un nuovismo in un modo che si rivelerebbe deleterio. “Biotech Act II è un’opportunità per riconoscere le filiere consolidate con quelle emergenti – conclude il testo pubblicato ancora su LinkedIn –, garantire la neutralità tecnologica nel finanziamento e nella regolamentazione e supportare l’innovazione biotecnologica nelle industrie esistenti”.
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