Decreto Pelle: il valore attuale e storico dell’azione di UNIC

Decreto Pelle: il valore attuale e storico dell’azione di UNIC

Mettiamola nel novero delle “cose che periodicamente vanno ripetute e sottolineate”. Parliamo del Decreto Pelle (n. 68, 9 giugno 2020) entrato in vigore il 20 ottobre successivo e di come l’attività di difesa della corretta terminologia conciaria rappresenti per UNIC – Concerie Italiane un focus identitario da anni. Anzi, da decenni, visto che la prima traccia di un’attività in tal senso è datata 1960, come si legge in Radici, il volume che celebra gli 80 anni dell’associazione che rappresenta e tutela le concerie italiane. Un’attività che mantiene una stretta e capillare attualità.

Il valore storico dell’azione di UNIC

Siamo nel 1960. Durante i 4 anni precedenti, alla presidenza di UNIC è salito il conciatore piemontese Giovanni Sartori, titolare della Conceria Fratelli Sartori di Bra. “Senatore della Repubblica – si legge su Radici -, Sartori fu il primo fra tutti a presentare in Parlamento – nel 1960 – la proposta di un provvedimento inteso a disciplinare l’uso dei termini cuoio, pelle, pelliccia e dei termini che ne derivano”. Questa proposta diventerà legge nel 1966 e UNIC nel 2020 “riuscirà a farla approvare in forma attualizzata, imponendo l’espresso divieto dell’uso delle parole pelle e cuoio, anche come prefissi o suffissi, per identificare materiali non derivati da spoglie di animali, come oggi avviene con i termini ecopelle, vegan leather e simili”.

Corsi e ricorsi

Abbiamo recuperato il testo originale della proposta di Sartori datata 1960. E fa impressione per quanto dimostri che il tempo, in certe situazioni, non passa mai. “Ci rendiamo interpreti di un’esigenza vivamente sentita – si legge nella proposta al Senato della Repubblica del 19 febbraio 1960 -, sia nei ceti produttivi che tra le masse dei consumatori. I perfezionamenti tecnici realizzati nei processi produttivi consentono oggi di ottenere materiali e manufatti in fogli di vario spessore. Le cui apparenti caratteristiche sono così somiglianti a quelle di determinati cuoi e pelli, anche pregiati, da ingannare, all’esame superficiale, anche i competenti in materia”.

 

 

Tutto è cambiato, ma niente è diverso

E più avanti: “L’apprezzamento e la valutazione delle qualità peculiari e intrinseche del cuoio o della pelle sono già di per sé stesse sensibilmente difficili. È facile comprendere come l’acquirente, disorientato e sfiduciato da una terminologia impropria ed ambigua, trovandosi nella quasi assoluta impossibilità di distinguere la natura e la composizione dei prodotti che gli vengono presentati, acquisti spesso, con grave suo danno, articoli che posseggono soltanto apparentemente i requisiti dei prodotti considerati nel presente disegno di legge”. 60 anni dopo tutto è cambiato, ma niente è diverso.

L’attualità dell’attività dei conciatori italiani

UNIC, sia prima che dopo il 2020, non ha mai abbassato la guardia. “I soggetti destinatari dell’azione del decreto – ci spiegano dall’Ufficio Legale dell’associazione – sono i fabbricanti, importatori e distributori”. Invece, “alle testate giornalistiche, negli ultimi anni, si inviano segnalazioni e non diffide legali, invitandole a un uso corretto dei termini”. Una sorta di moral suasion editoriale, insomma. Diffide e segnalazioni sollecitano – grazie al Decreto Pelle – una vasta platea di interlocutori a correggere i testi inopportuni. Le richieste di rettifica, invece, chiedono compensazione alle “asserzioni mendaci contro l’industria conciaria”. E spesso hanno colto nel segno. In questo modo si sono ottenute “la rimozione delle espressioni non corrette”, spiega UNIC, la loro sostituzione con l’indicazione “dell’esatta composizione del prodotto e “la pubblicazione di rettifiche”. Due casi storici, tra le centinaia di azioni, sono quelli relativo a Chiara Ferragni (2020) e, precedente all’approvazione del 2020, quello che riguarda l’allora Wineleather (2017) che si ribattezzò in Vegea. Su tutto, resta il fatto che il marketing veg è una marea furba e che si espande come l’Universo. Lottare, presentando segnalazioni, diffide e richeste di intervento alle Forze dell’Ordine preposte poi alle verifiche (come la Guardia di Finanza) resta per UNIC un compito doverosamente attuale.

Immagine Shutterstock

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