Abbiamo superato il giro di boa del 2026 e si cominciano a leggere i primi verdetti dell’anno per la concia internazionale. Chi sperava in inequivocabili segnali di ripresa, deve ancora attendere, perché i dati in arrivo da Spagna e Brasile raccontano di una filiera ancora alle prese con performance a macchia di leopardo. Per quanto riguarda il Paese iberico, che ha chiuso i conti per il primo quadrimestre, hanno segni positivi l’export di pelli grezze e finite, ma non le semilavorate. Mentre il Paese sudamericano, che già ha redatto il bilancio del primo semestre, è invischiato in una domanda internazionale ancora fiacca.
I primi verdetti dalla Spagna
Secondo i dati della Direzione Generale delle Dogane, così come si legge su LederPiel, da gennaio ad aprile il fatturato estero delle pelli allo stato grezzo ha segnato il +9,9% su base annua, mentre quello delle pelli finite il +3,4%. Restano indietro le semilavorate, che perdono il 5,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Guardando alle importazioni, l’unica voce in area positiva è quella della materia prima conciaria, che segna il +2,5%. Sono in flessione gli acquisti dall’estero delle pelli semilavorate (-4,2%) e delle finite (-1,9%).
E dal Brasile
Guardando alle tabelle elaborate dall’associazione brasiliana della concia (CICB), giugno è stato un mese positivo: il valore dell’export ha segnato il +12,1% su base annua e il +4,4% su maggio 2026. Il sensibile picco di giugno, però, non salva il bilancio semestrale, che vede il fatturato estero in calo del 4,9% rispetto al 2025. Dalle premesse si intuirà che i trend dei principali mercati di sbocco non sono eccellenti. Le concerie brasiliane hanno visto l’export in Cina (esclusa Hong Kong) perdere il 6,8% in valore, mentre quello negli Stati Uniti è arretrato del 16,6% e quello verso l’Italia del 19,2%. “Ciò riflette – chiosa CICB – il rallentamento della domanda di pelli a maggior valore aggiunto in questi mercati”.
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