Il depuratore di Savar è stato un fallimento: ne fanno uno nuovo

Il depuratore di Savar è stato un fallimento: ne fanno uno nuovo

Saremo severi nel giudizio, ma lo esprimiamo: il depuratore di Savar è stato un fallimento. Che rischia, oltretutto, di compromettere l’intera missione del governo del Bangladesh. Quale? Sostituendo con un nuovo poligono industriale quello desueto (e inquinatissimo) di Hazaribagh, vorrebbe qualificare aziende e filiera. L’intero iter si trascina da anni e, proprio in una fase di debolezza della domanda internazionale di pelle finita, è ormai chiaro che senza un “CETP” (impianto centralizzato di trattamento delle acque reflue) adeguato lo spazio per la pelle bangladese sul mercato globale è destinato a restringersi. Per questo il ministro del Commercio di Dhaka ha annunciato il progetto per la costruzione di un nuovo depuratore, questa volta a regola d’arte.

 

 

Il depuratore di Savar? Un fallimento

Il ministro, riporta la stampa locale, è intervenuto a un evento organizzato dall’associazione degli esportatori di articoli in pelle. E ha dato due rassicurazioni. La prima: quello che ormai va chiamato il “vecchio” depuratore non sarà dismesso, bensì recuperato. Vanno corretti gli errori, tipo quelli per i quali un impianto progettato per avere una capacità di 25.000 metri cubi si è rivelato in grado di gestirne 14/15.000. Sarebbero già iniziati i dialoghi con due partner interessati, “una società italiana e una cinese controllata dallo Stato”. Paradossalmente, nota il membro del governo, riqualificare il CETP esistente potrebbe costare il doppio di quanto costerà costruirne uno nuovo. L’intenzione è fare le cose per bene: “Sarà indetta una gara d’appalto trasparente, che coinvolga le associazioni e i migliori player internazionali”.

Foto da Shutterstock

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