Guerre, inflazione, tensioni geopolitiche. La cornice resta quella di una congiuntura dura. E il Market Insight del Servizio Economico di Lineapelle si trova a tratteggiare una nota semestrale sull’andamento dell’industria conciaria dove spiccano i segni meno. Nel periodo gennaio – giugno le stime vedono calare su base annua il fatturato (-6,4%), l’export (-4,9%) e i volumi di produzione (-5,2%). Il trend della pelle italiana non è isolato. Si osservano esportazioni al ribasso in doppia cifra “in Austria, Olanda, Portogallo e Polonia, con segni negativi anche in Germania e Spagna”, così come “in India, Brasile, Pakistan e Turchia”.
L’export italiano
Tornando ai risultati della concia italiana, il Market Insight mostra che sono in crescita i fatturati esteri verso solo 4 delle prime 20 destinazioni. Quali? “Francia (+8% e sempre di più la principale destinazione delle nostre esportazioni) – risponde il documento –, Portogallo (stabile), Turchia (+2%) e Cambogia (+40%)”. Per il resto la tabella dell’export è una rassegna di risultati negativi: “Spagna (-4%), Vietnam (-8%), Germania (-2%), Cina e Hong Kong (-8%), USA (-1%)”.
La congiuntura dura
D’altronde sono critiche le note semestrali del prodotto finito made in Italy, come visto con la calzatura e la pelletteria. Mentre dai gruppi del lusso arrivano segnali contrastanti tra brand che riescono a cavalcare con successo anche questa congiuntura e tanti altri alle prese con le conseguenze di una contrazione dei consumi che ormai si protrae da anni. La fatica della pelle italiana è trasversale ai distretti e ai segmenti. Ma il Market Insight contiene anche messaggi di fiducia. “Una delle poche note positive – conclude – è il miglioramento della dinamica congiunturale registrato nel secondo trimestre dell’anno rispetto al primo”.
Foto dalla pubblicazione RADICI
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