In Cina dicono che l’area pelle non sta rallentando: si trasforma

In Cina dicono che l’area pelle non sta rallentando: si trasforma

I dati aggregati delle principali imprese cinesi per volume d’affari, internazionalizzazione e capacità di investimento non tratteggiano un 2026 sereno. Anzi. L’area della pelle e del prodotto in pelle nel primo semestre ha perso il 5% del giro d’affari (330 miliardi di yuan, pari a 42,2 miliardi di euro) su base annua. Nello stesso periodo l’export (pari a oltre 35 miliardi di euro) è arretrato del 5,4% e l’import (6,8 miliardi di euro) è cresciuto del 4,9%. Secondo la nota economica pubblicata alla vigilia di ACLE, la fiera di settore che si tiene a Shanghai dal primo a 3 settembre, la filiera non è però preoccupata. Vive la congiuntura come il segno di una trasformazione strutturale. Dopo anni votati ai volumi e all’export, ora il baricentro si sposta sul mercato domestico e sul valore aggiunto.

Il 2026 dell’area pelle cinese

Guardando al dettaglio, le performance semestrale variano a seconda dei settori. La concia (2,7 miliardi di euro di fatturato) è quella che registra la variazione percentuale peggiore: -12,8%, con indicatori positivi solo nel commercio di pelli grezze. Il calzaturiero in pelle ha visto i volumi produttivi arretrare del 7,6% in volume (970 milioni di paia), mentre l’export (2,8 miliardi di euro) è calato dell’8,7%, in linea con il -8,6% del calzaturiero in generale. È in area negativa anche il comparto della pelletteria e degli articoli da viaggio (-5,3%), mentre l’unico che chiude una performance in area positiva è l’abbigliamento in pelle (+25%), con un giro d’affari prossimo ai 400 milioni di euro.

 

 

I motivi di fiducia

Il rallentamento, dicevamo, non preoccupa, o per lo meno lo fa fino a un certo punto. Il settore, nel contesto “di conflitti geopolitici e di un’economica globale debole” che di sicuro non sono propizi per gli affari, è nel pieno di una trasformazione strutturale. Il focus si sta spostando sul mercato interno e sui giovani consumatori, con la prospettiva “di potersi sviluppare nell’alta qualità”. La crescita del PIL cinese nel primo semestre è del 4,7% su base annua: tanto basta a rasserenare gli animi.

Foto da Shutterstock

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