L’appello dell’imprenditore: “Una conceria per la Terra del Fuoco”

L’appello dell’imprenditore: “Una conceria per la Terra del Fuoco”

Per valorizzare una risorsa al momento sprecata. Per creare un indotto locale del prodotto ad alto valore aggiunto. E per diversificare le attività economiche della regione. Ha più di una freccia nell’arco Osvaldo “Sulko” Romero, imprenditore nel campo dell’acquacoltura dei salmoni, per invocare una conceria per la Terra del Fuoco. La provincia argentina ha tutte le premesse necessarie per sviluppare la filiera della pelle: serve solo, sostiene Romero, il sostegno delle autorità all’impresa.

 

 

Una conceria per la Terra del Fuoco

Parlando con la stampa locale, Romero ha evidenziato un valore in particolare: il fatto che la Terra del Fuoco la potenziale materia prima conciaria ce l’ha già in casa. A suo dire nella provincia “si sprecano 20.000 pelli bovine (l’anno, presumiamo ndr) e altrettante ovicaprine”. Non solo. La necessità di controllare la popolazione di guanaco (un camelide diffuso in ampie aree dell’America del Sud) offre la possibilità di lavorare una varietà di pellame in più. Romero ribadisce pure che fondare un’industria locale della pelle finita potrebbe dare impulso a una filiera provinciale del prodotto in pelle “in grado di creare 1.200 posti di lavoro”. Cosa manca? Il sostegno pubblico. “Lo Stato dovrebbe porsi come garante – sono le sue parole – per facilitare l’accesso ai finanziamenti per iniziative per lo sviluppo occupazionale”.

In foto (Shutterstock) pecore razza merinos in Terra del Fuoco

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