Le sfide della concia al giro di boa di una stagione instabile

Le sfide della concia al giro di boa di una stagione instabile

Le sfide della concia. In sei anni segnati da pandemia, inflazione, guerre e un mercato del lusso che ha perso slancio, la concia italiana non ha ceduto. Ha tenuto la barra dritta, ha resistito. La presidenza di Fabrizio Nuti (2020-2026) è cominciata in una delle stagioni più instabili della storia recente, ma ha visto anche un ciclo di risposte concrete, dalla digitalizzazione accelerata ai nuovi modelli operativi, fino agli investimenti in innovazione e tracciabilità. Ora il testimone passa ad Alessandro Iliprandi. “La vera sfida, oggi, è recuperare e rafforzare la desiderabilità del nostro prodotto” ha sottolineato il nuovo presidente.

Le sfide della concia

Dai lockdown ai conflitti in Ucraina e Gaza, fino alla logistica internazionale in tilt e ai costi energetici fuori scala, la concia italiana ha dovuto reagire a una sequenza di shock che ha contratto cicli economici e ridisegnato mercati e consumi. Nuti ha rivendicato una filiera che non ha mai smesso di cercare soluzioni: digitalizzazione dei processi quando tutto era fermo, investimenti in tecnologia e sostenibilità quando le forniture saltavano, nuovi modelli operativi mentre il lusso rallentava. UNIC – Concerie Italiane e Lineapelle hanno retto l’urto, rafforzando ruolo e servizi. Sul fronte normativo, il Decreto Pelle e la “quasi” esclusione della bovina dall’EUDR hanno segnato vittorie decisive. Il 2025 resta comunque un anno duro: produzione -5,8%, export -5%, aziende e addetti in calo. Eppure l’Italia mantiene la leadership: 65% del valore europeo, 27% di quello mondiale.

 

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Gli obiettivi di Iliprandi

Con l’elezione di Iliprandi, il 12 giugno durante l’Assemblea di UNIC, si è aperta una fase nuova. Niente rincorsa ai volumi. Serve ricostruire desiderabilità, contemporaneità, relazione con i clienti. Priorità a una filiera più integrata, a meno burocrazia, a una rappresentanza europea più incisiva e alla formazione come leva culturale. La pelle va raccontata per ciò che è. Un materiale vivo, emotivo, creativo, capace di innovare. Spazio anche all’intelligenza artificiale, che è entrata nei processi come strumento di controllo oggettivo, ma senza sostituire l’uomo, che resta la differenza nella fascia alta. La parola chiave del futuro, per Iliprandi, è “trasformazione”: del materiale, delle aziende, delle governance, delle dimensioni del settore. Una metamorfosi già in corso, che la filiera deve guidare con lucidità e ambizione. Per scoprirla, basta leggere la nostra intervista al nuovo presidente UNIC.

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