Parte da Milano il negoziato per il rinnovo del CCNL Concia

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Da una parte del tavolo UNIC – Concerie Italiane, che rappresenta le istanze di un’industria alle prese con una congiuntura a dir poco complessa. Dall’altra i tre sindacati di riferimento, FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL e UILTEC-UIL, con la loro piattaforma congiunta di richieste. Il CCNL Concia è scaduto lo scorso 30 giugno e con il primo incontro in plenaria a Milano l’8 settembre si è aperto il tavolo negoziale per il rinnovo. Sono già in calendario ulteriori riunioni di segreteria ristretta per portare avanti le trattative.

Il rinnovo del CCNL Concia

Contrasto al dumping contrattuale. Sviluppo della contrattazione di secondo livello ed incremento dell’elemento di garanzia retributiva. Ampliamento dei permessi per esigenze sociali, personali, sanitarie e formative. E ancora. Miglioramenti in tema di welfare sanitario e previdenziale. Interventi su salute, sicurezza e ambiente. Nonché revisione dell’attuale sistema classificatorio a favore della valorizzazione di competenze, polivalenza e responsabilità organizzative. La piattaforma di rivendicazioni, riporta la trilaterale sindacale con una nota, spazia tra gli argomenti, inclusi il rafforzamento delle attività dell’Osservatorio Nazionale e l’avvio dell’ente bilaterale di settore. E arriva a toccare l’aumento salariale complessivo con la richiesta di 230 euro al livello D2 per rafforzare “il potere d’acquisto dei salari”.

 

 

La risposta di UNIC

Le premesse della risposta di UNIC sono nel contesto macroeconomico. “Nel triennio 2023-2025 si sono registrati cali del 16% della produzione e del 21% delle vendite – recita un documento dell’associazione –. La fase negativa è proseguita anche nel 2026, con -5% della produzione, -6% del fatturato e -5% dell’export nella prima parte dell’anno”. All’orizzonte non si vedono schiarite. Però pure in una tale congiuntura, rivendica l’associazione datoriale della concia italiana, “l’occupazione ha mostrato una significativa resilienza, con una riduzione inferiore al 5% nell’ultimo decennio”. In questo quadro, chiarisce UNIC, le richieste dei sindacati avrebbero un impatto troppo oneroso per le imprese. Che, anzi, chiedono di preservare adeguati margini di flessibilità nella gestione degli strumenti contrattuali, dell’orario e dei turni, nonché di individuare strumenti efficaci per contrastare l’assenteismo di breve durata e ripetuto. Per arrivare al rinnovo sarà necessario, conclude UNIC, “trovare un equilibrio sostenibile tra valorizzazione del lavoro, produttività, flessibilità e competitività delle imprese”.

Foto Shutterstock

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