Radici moderne. È da qui che parte il mensile di luglio-agosto La Conceria. Da quelle radici che UNIC – Concerie Italiane ha celebrato nei suoi 80 anni, dalle radici che tengono insieme un settore in trasformazione. Dalle ragioni che spiegano perché il licensing sta cambiando anima e perché la zootecnia non può essere ridotta a slogan. In queste pagine attraversiamo tutti i mondi che oggi definiscono il futuro dell’industria: la concia, il fashion system, la produzione alimentare. Tutti chiamati a una cosa sola: capire la complessità e trasformarla in visione.
Le radici moderne della concia
Le radici di UNIC, intanto. La prova che la concia italiana ha saputo attraversare pandemia, inflazione, guerre, crisi logistiche e rallentamento del lusso senza perdere identità. L’Assemblea Generale numero 80 ha segnato il passaggio da Fabrizio Nuti ad Alessandro Iliprandi, ribadendo un punto fermo: il settore non si è arreso, ha reagito, ha innovato. Nell’intervento in occasione dell’assemblea Nuti ha rivendicato una filiera che ha accelerato su digitalizzazione, nuovi modelli operativi, sostenibilità e tracciabilità. Il 2025 è stato duro, ma l’Italia resta leader assoluta. Per Iliprandi si apre ora una fase nuova. Che punta su desiderabilità del prodotto, formazione, cultura della pelle, meno burocrazia e una rappresentanza europea più incisiva.
La mutazione del licensing
Spazio anche alla trasformazione del licensing, oggi patto strategico che richiede visione, coerenza e competenze. Nice Brand Lab, Bikkembergs e Rodolfo Zengarini ci hanno raccontato di un mercato selettivo, dove la royalty è la conseguenza di un progetto sano, non il suo obiettivo. Le partnership strutturate indicano la direzione. Che guarda a modelli più solidi, più controllati, più capaci di generare valore per entrambi i partner. Per categorie specialistiche come i profumi, la licenza resta imprescindibile. Per le calzature, invece, il futuro è la co‑progettazione: il licenziatario diventa custode del DNA del brand, garante della sua immagine e della sua coerenza sul mercato. E poi la recensione di “Fabbricare carne”, il saggio di Ajmone Marsan e Negrini, in cui si rimette ordine in un dibattito spesso distorto. La carne coltivata potrà essere considerata una risorsa solo quando dimostrerà scalabilità, sicurezza, valore nutrizionale e sostenibilità reale. Non prima. La zootecnia è un sistema complesso che integra biologia, genetica, economia, tecnologia. Intensivo ed estensivo non sono categorie morali ma diventano risposte a contesti diversi, entrambi necessari per trasformare biomassa non commestibile in proteine ad alto valore.
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