Segnali di ripresa dalla filiera dell’Uruguay, non da quella turca

Segnali di ripresa dalla filiera dell’Uruguay, non da quella turca

Il bilancio del primo scampolo di anno resta in area negativa, ma ci sono segnali di ripresa a partire dal secondo trimestre. Il trend, già osservato in questo 2026 in Italia e in Brasile, trova conferma in Uruguay. Che ospita sicuramente una filiera della pelle e del prodotto in pelle di proporzioni minori, ma che aiuta a confidare in un’inversione di tendenza che magari comincia a diventare trasversale. Presto per festeggiare il superamento della congiuntura critica. Dalla Turchia non arrivano segnali altrettanto rassicuranti.

 

 

Segnali di ripresa dall’Uruguay

Partiamo dal bicchiere (a suo modo) mezzo pieno. L’agenzia Uruguay XXI, scrive Fashion Network, registra nel periodo gennaio-agosto un fatturato estero della filiera pelle in calo del 15%. Sul risultato incide la lentezza della pelletteria, che fa il -17% negli 8 mesi e, addirittura, il -72% ad agosto. Però, si vede la luce in fondo al tunnel. Il -15% del periodo aggiorna in meglio il -19% del primo semestre, mentre il risultato medio di agosto (includendo, quindi, il tracollo delle borse e degli accessori) è del +7%. Vedremo se l’Uruguay confermerà il percorso di ripresa. Risulta in ritardo, invece, la Turchia. La Banca Centrale del Paese, riporta LeatherNews, segnala che le concerie stanno lavorando al 59,8% della capacità produttiva. Il quadro macroeconomico mette in difficoltà tutta l’industria, ma la manifattura della pelle registra una media più bassa di quella generale nazionale. Che non solo si assesta a una quindicina di punti percentuali di distanza (74,2%), ma ad agosto segnala una piccola ripresa (+0,7%).

Foto Shutterstock

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