Un 2026 con il coltello tra i denti per la concia globale. Ne scriviamo sul mensile di maggio La Conceria, partendo da dato evidente. Il settore della concia continua a muoversi in un territorio accidentato, e le ultime tensioni in Medio Oriente aggravano una fragilità già strutturale. Le notizie del primo trimestre, tra fallimenti, chiusure e riorganizzazioni, raccontano un settore che non ha ancora trovato un punto di stabilità. La spirale di contrazione iniziata nel 2023 non si è interrotta e non mostra segnali di cedimento. In questo scenario, le concerie europee e internazionali si preparano a un altro anno vissuto con tenacia e determinazione, tra costi in aumento, domanda debole e filiere che si accorciano.
Coltello tra i denti per la concia globale
Come sottolineiamo sul mensile, il quadro europeo parla chiaro. Wollsdorf Leder ha avviato la procedura di fallimento dopo mesi di domanda debole dall’automotive, mentre Ecco Leather ha deciso di non riaprire la conceria di Dongen, distrutta da un incendio nel 2025. C’è stato comunque qualche segnale positivo, come la nascita di conceria SanPietro in Toscana o il progetto del nuovo stabilimento di Bodin-Joyeux in Francia. Ma l’aneddotica non basta a invertire la tendenza. Le statistiche del 2026 sono nette: il Brasile registra export in calo a doppia cifra, gli Stati Uniti vedono scendere quasi tutte le categorie di pelli bovine, mentre le filiere di Italia, Francia, Cina e Spagna chiudono il 2025 in area negativa. In più, la geopolitica non aiuta. Le tensioni tra USA, Israele e Iran deprimono le economie del Golfo e aggiungono incertezza a un contesto già segnato.
Serve coraggio
A monte della filiera, quindi, si registra un rallentamento generalizzato. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha fatto impennare i costi di gestione e trasporto, mentre la domanda bassa in Europa tiene stabile il mercato della materia prima. Le eccezioni riguardano le selezioni più pregiate (coccodrillo, toro, vitello) dove la concorrenza asiatica si fa più aggressiva, pur senza indicare una ripartenza dei volumi. Il caso della partnership tra Ecco Leather e PrimeAsia, però, in Indonesia conferma una tendenza chiara: le filiere si accorciano verso i poli produttivi del Far East, dove si concentrano modellistica, prototipia e fornitori. In Europa, invece, la vitalità arriva dagli accessori, mentre l’automotive resta il segmento più problematico. Alle concerie, soprattutto italiane, è chiesto di continuare a investire. Ai brand, invece, di ritrovare il coraggio di osare.
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