Asia, co-creation e nuovi soci: Golden Goose punta al miliardo

Asia, co-creation e nuovi soci: Golden Goose punta al miliardo

Golden Goose punta al miliardo. Il brand sta attraversando una fase di trasformazione che coinvolge capitali, visione e identità, con l’ingresso di HongShan e Temasek accanto a Permira e Carlyle. Il marchio veneziano punta a un’espansione che rafforza la presenza orientale e consolida la crescita globale. A guidare il percorso Silvio Campara e Marco Bizzarri, in un percorso che valorizza artigianalità, messaggi diretti e una relazione con il cliente costruita senza barriere. Con l’obiettivo del miliardo di ricavi che diventa un traguardo concreto sostenuto da una strategia che privilegia autenticità e immediatezza. Una crescita sostenuta da una lettura lucida dei consumi e una cultura interna che alimenta la spinta del brand.

Golden Goose punta al miliardo

Come sottolinea il Corriere della Sera, l’arrivo di HongShan e Temasek ha portato una nuova energia che sta indirizzando Golden Goose verso i mercati orientali, oggi ancora poco esplorati rispetto al potenziale. L’azienda punta a trasformare quell’area in un acceleratore di ricavi, sostenuta da una valutazione che supera i 2,5 miliardi e da una struttura azionaria che garantisce continuità. La strategia non si limita all’apertura di nuovi store. Il brand vuole portare in Asia la propria idea di lusso contemporaneo, fondata su artigianalità italiana, messaggi chiari e un rapporto diretto con chi compra. “La nostra vera ossessione resta quella di trasmettere il nostro messaggio di felicità e di umanità a sempre più persone” sottolinea Campara, AD di Golden Goose.

 

 

Spazio all’immaginazione

Per Campara la via è comunque già segnata. E deve unire narrazione, organizzazione e capacità di leggere un pubblico che cambia velocemente. “La maggior parte dei brand tradizionali vive con l’ansia della collezione giusta. Noi siamo sganciati da queste dinamiche. La nuova scarsità non è il prodotto, è l’immaginazione” dice ancora Campara. Che poi sottolinea la differenza con il fast fashion. “Oggi i contenuti vengono digeriti a una velocità pazzesca. Chi insegue quel ritmo rischia di trasformarsi in Zara o Shein”.

Cocreation e cultura interna

E così l’intuizione di pensare il prodotto insieme ai giovani, che vogliono partecipare all’ideazione e non riceverlo passivamente. La co‑creation diventa così centrale, con il 30% delle sneaker vendute progettate insieme ai clienti. La personalizzazione assume il ruolo di esperienza e rafforza la percezione di unicità che definisce il marchio. Allo stesso tempo, l’azienda sta investendo nella propria cultura interna, con una squadra giovane che alimenta la spinta creativa e manageriale. “Ho trovato coesione, passione, apertura mentale e un team che sa prendersi dei rischi”, sottolinea Marco Bizzarri, presidente non esecutivo. Che poi aggiunge come la cultura e le competenze rappresentino il punto di partenza.

Il nodo prezzi

Alla base del successo del marchio anche la politica sui prezzi, costruita su aumenti contenuti e programmati, pensati per rispettare chi compra e preservare la credibilità del prodotto. “Abbiamo scelto di fare aumenti del 5% ogni quattro anni, molto sotto l’inflazione. Rispettare il prezzo significa rispettare il consumatore, ed è questo che ci garantisce continuità nel percorso”. Sempre con l’artigianalità al primo posto. “Il nostro è un prodotto fatto tutto a mano in Italia, che richiede più di tre ore e mezza di lavorazione. La filiera ci segue, ma l’intero sistema del Made in Italy sta affrontando un passaggio generazionale delicato”.

Foto Golden Goose

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