Gli Stati Uniti e la Cina hanno compiuto un passo formale verso l’allentamento delle tensioni commerciali attraverso l’intesa nominata “30-FOR-30”. A seguito della visita di Stato del presidente Xi Jinping negli USA, le due potenze hanno stabilito un quadro di negoziati per abbattere le tariffe doganali su elenchi di beni dal valore reciproco di circa 30 miliardi di dollari. Nonostante il clima formale resti favorevole, pero, a differenza della carne la pelle resta fuori dall’accordo.
Il quadro generale dell’intesa
Come sottolinea Il Sole 24 Ore, l’intesa si inserisce nel solco tracciato dai primi colloqui bilaterali tra Donald Trump e Xi Jinping tenutisi a Pechino lo scorso maggio, occasione in cui era stata annunciata la nascita del nuovo US-China Board of Trade. Oggi, dopo la visita del presidente cinese, vengono definiti i dettagli operativi di questo organismo, inclusi compiti, leadership e un calendario di incontri trimestrali. Il taglio dei dazi punta a garantire un accesso facilitato ai rispettivi mercati per prodotti “non sensibili”: da un lato gli USA otterranno sconti su piccoli elettrodomestici, giocattoli e beni di consumo cinesi. Dall’altro Pechino ridurrà le barriere su centinaia di merci americane, dai cereali ai macchinari medicali, estendendo al 90% dei casi il regime della nazione più favorita per garantire maggiore stabilità alle imprese.
La pelle resta fuori dall’accordo
Il settore agroalimentare rappresenta il cuore delle concessioni cinesi, chiamate a sbloccare miliardi di acquisti agricoli statunitensi. Tra i prodotti inclusi nelle liste della “30-FOR-30” figurano diverse categorie legate all’allevamento, con particolare rilievo per la carne bovina e i derivati del latte, destinati a beneficiare di dazi alleggeriti per ripristinare i volumi di scambio antecedenti alle recenti escalation tariffarie. Tuttavia, la filiera zootecnica registra una marcata eccezione: il commercio di pelli bovine è stato esplicitamente escluso dall’elenco dei beni agevolati (fonte Leatherbiz). Questa distinzione evidenzia come il dialogo bilaterale proceda in modo altamente selettivo, tutelando specifici segmenti industriali e lasciando fuori settori chiave della trasformazione manifatturiera. Almeno per ora.
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