Etsy ha deciso: da agosto basta pellicce. Peccato che, nel tentativo di fare i politicamente corretti, abbia confezionato una “discriminazione al contrario”. Una comunità indigena del Canada si è sentita profondamente ferita ed esclusa dal ban della piattaforma. Per queste popolazioni, infatti, la caccia e la pesca sostenibili rappresentano da secoli storia, economia viva e profondo rispetto per la terra. Una scelta che (forse indirettamente) punisce i poveri indigeni.
Una scelta che punisce i poveri indigeni
Nel mirabile e patinato universo dell’e-commerce, la linea tra virtù e autogol è spesso sottile. L’ultima trovata del gigante Etsy ne è la dimostrazione lampante: un bel divieto generalizzato sulla vendita di pellicce naturali a partire da agosto. L’intento? Mostrarsi al passo con la sensibilità ecologista moderna. L’effetto concreto? Un cortocircuito culturale che penalizza proprio chi la natura la vive, la rispetta e la tutela da secoli. L’aspetto più paradossale dell’intera vicenda sta nei dettagli delle clausole contrattuali. Come sottolinea la stampa locale, Etsy ha infatti previsto una specifica eccezione per gli artigiani indigeni registrati negli Stati Uniti, dimenticandosi però completamente di estendere la medesima tutela ai cugini delle Prime Nazioni del Canada. Così, chi produce capi in foca a Terranova e Labrador secondo secolari pratiche di caccia etica e sostenibile si ritrova improvvisamente cacciato dal mercato globale con un semplice click aziendale.
Una tradizione secolare
Jenny Brake, leader della First Nation Qalipu nella parte occidentale di Terranova, sottolinea come in quei territori si pratichi da sempre la caccia responsabile (a partire da quella delle foche) e come l’utilizzo nel commercio e nella produzione di prodotti tradizionali sia diffuso da secoli. “Non solo per necessità, ma come parte integrante del commercio, come parte del nostro ruolo nell’economia e nell’ecosistema”, ha aggiunto ancora Brake in un’intervista mercoledì. “Siamo fermamente convinti che essere esclusi da una decisione come questa, che ci riguarda ancora una volta, vada contro il nostro diritto di esprimere la nostra opinione su come vengono fatte le cose. Va contro la riconciliazione economica”. Per le piccole comunità rurali e indigene la lavorazione artigianale della pelliccia è il pilastro di un’economia circolare genuina e una risorsa fondamentale per la sopravvivenza dei territori. Il ban delle pellicce, come sottolinea l’annuncio di Etsy, non verrà applicato ai sottoprodotti come cuoio, pelle di pecora, pelle bovina, lana o mohair.
Foto Shutterstock
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