Margiela da record a Parigi: l’asta del mistero supera il milione

Margiela da record a Parigi: l'asta del mistero supera il milione

Margiela da record. Mentre Parigi celebrava i fasti dell’alta moda, gli occhi dei più grandi collezionisti e appassionati del fashion system erano puntati tutti su un evento parallelo destinato a scrivere una nuova pagina del collezionismo di moda. Nel cuore di Parigi, presso il Quartier Général, è andata in scena un’asta senza precedenti che ha rimesso al centro il mito di Martin Margiela, lo stilista belga che più di ogni altro ha fatto dell’anonimato e del concettualismo la propria firma indelebile. La vendita di 195 lotti provenienti direttamente dai suoi archivi personali, organizzata dalla casa d’aste Maurice Auction in sinergia con Kerry Taylor Auctions, si è chiusa con il 100% dei lotti venduti e un incasso complessivo che ha superato la quota di 1,38 milioni di euro.

Margiela da record

Curatori, collezionisti e professionisti da ogni parte del mondo si sono radunati per un’asta che entrerà di diritto nei libri di storia della moda. Più di 1.500 offerenti provenienti da 41 Paesi, con una spinta decisiva dai mercati asiatici: Giappone, Cina, Corea del Sud e Sud-est asiatico hanno alimentato rilanci serrati e quotazioni fuori scala. Tra i pezzi più contesi un paio di stivali Tabi del 1991, dipinti a mano e coperti di graffiti, creati per la mostra Le Monde Selon ses Créateurs al Palais Galliera. Il lotto ha superato ogni previsione, raggiungendo i 364.000 euro e diventando l’oggetto Margiela più costoso mai venduto. Una cifra astronomica per il simbolo perfetto della sua estetica. Uno di quelli radicale, concettuale, irripetibile per certi versi.

 

 

L’archivio come rivelazione

L’asta non si è limitata solo ai pezzi iconici ma ha aperto l’ennesimo varco sul metodo del creativo. Che ha sempre fatto dell’anonimato la sua firma. E così le maschere integrali usate in sfilata e pensate per cancellare il volto e lasciare parlare solo l’abito, continuano ad essere la traccia di quel metodo. Accanto a queste, le Barbie utilizzate come manichini in miniatura per drappeggiare micro-collezioni, testimonianze di un processo creativo che nasceva da gesti minimi. Non mancava i rari capi dell’epoca Hermès (1997–2003) alcuni appartenuti alla madre del designer, oltre a schizzi, documenti, prototipi e oggetti quotidiani, che hanno trasformato la vendita in una retrospettiva viva, capace di mostrare la costruzione di un’estetica che continua a influenzare il presente.

Foto Kerry Taylor Auctions

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