Nuova pagina della vertenza Natuzzi con la sottoscrizione dell’accordo nella giornata di ieri al Ministero del Lavoro per la rimodulazione della cassa integrazione straordinaria. Prevista una riduzione massima del 62% fino alla fine del 2026. Che consente di garantire maggiore tutela ai lavoratori in attesa della definizione del nuovo piano di rilancio industriale, in programma al MIMIT il 27 maggio. In prima battuta, nella bilaterale tecnica della mattina, Natuzzi proponeva la CIGS al 70% e incentivi per 50mila euro per 100 lavoratori, da pagare in 6 mesi. Elemento centrale dell’intesa è stata anche la disponibilità da parte della multinazionale del mobile imbottito con base a Santeramo in Colle di destinare 6 milioni di euro agli incentivi all’esodo volontario. Ma i sindacati vigilano.
I sindacati vigilano
All’incontro del 27 maggio a Palazzo Piacentini, annunciato dal ministro Adolfo Urso durante l’ultimo tavolo con i rappresentanti istituzionali di Puglia e Basilicata, si arriva quindi con una leggera schiarita, dopo l’ennesimo lungo mese ad alta tensione per 1755 lavoratori della Natuzzi. Le modalità operative della cassa integrazione saranno condivise con le organizzazioni sindacali. Le stesse che hanno sottolineato come il negoziato abbia migliorato sensibilmente le condizioni inizialmente proposte dall’azienda, riducendo il peso della cassa integrazione e aumentando le garanzie per i lavoratori. Tuttavia, la vertenza non viene considerata chiusa. I sindacati chiedono risposte chiare e verificabili sul progetto industriale. Annunciando che la mobilitazione continuerà finché non emergerà una strategia concreta per il futuro della Natuzzi e dell’intero distretto del mobile imbottito dell’Alta Murgia.
Pesano i conti
Perché, è impossibile negarlo, la situazione economico-finanziaria della Natuzzi è estremamente delicata. Come emerge dal bilancio annuale presentato alla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti per l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2025. La società, quotata in borsa a Wall Street, ha registrato una perdita di 30,6 milioni di euro, circa il doppio rispetto all’anno precedente, mentre il fatturato è sceso a 308,2 milioni, con un calo del 3,3%. La posizione finanziaria netta del gruppo è negativa per 81,7 milioni di euro, a fronte di disponibilità liquide pari a 20,3 milioni e debiti a breve per 22,2 milioni. Il management, è evidenziato nella relazione presentato alla SEC statunitense, ha avviato una procedura di composizione negoziata della crisi. Necessaria per accelerare il riequilibrio finanziario e garantire la continuità aziendale. Il gruppo Natuzzi ha evidenziato la necessità di reperire nuova liquidità attraverso cessioni di asset non strategici, revisione della struttura del capitale e un possibile aumento di capitale. E qui entrerebbe in gioco Invitalia.
Foto FILLEA CGIL Taranto
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