La quotazione in Borsa di Shein è praticamente entrata nel vivo con il deposito del prospetto ad Hong Kong. Il documento di 463 pagine (non tutte consultabili) ha così permesso di scoprire i numeri e le strategie del colosso dell’e-commerce, passato da 32,1 miliardi di dollari di fatturato nel 2023 a 41,8 miliardi nel 2025. Nonostante la crescita globale, l’azienda affronta però una fase delicata. Oltre alle tensioni geopolitiche e all’impatto dei dazi, su Shein pesa l’incognita di un’indagine portata avanti dalla Federal Trade Commission americana.
Il documento
Come sottolinea Fashion Network, il documento evidenzia come le politiche protezionistiche stiano condizionando la redditività del gruppo, il cui utile netto è sceso da 3,36 a 2,06 miliardi di dollari tra il 2024 e il 2026, con un primo trimestre 2026 in rosso per 99 milioni. A pesare negli Stati Uniti è stata l’abolizione dell’esenzione de minimis nel maggio 2025, che ha introdotto tariffe fino all’87,5%. Dalla seconda metà del 2026 anche l’Unione Europea, ad oggi il primo mercato del gruppo con 14,8 miliardi di euro, applicherà un dazio di 3 euro sui pacchi extra-UE. Per contrastare l’aumento dei costi di spedizione e la flessione delle vendite in Occidente, Shein sta aumentando i prezzi al consumo. Puntando sulla crescita nei mercati emergenti e sullo sviluppo di centri logistici locali su oltre 4,4 milioni di metri quadrati di magazzini. Nonostante questo, il fatturato dell’azienda è passato da 32,1 miliardi di dollari nel 2023 ai 41,8 miliardi di dollari dell’anno scorso.
Su Shein pesa l’incognita di un’indagine
Per attrarre gli investitori in vista dell’IPO ad Hong Kong, con una valutazione stimata tra i 40 e i 50 miliardi di dollari, rispetto ai 98 miliardi del 2022, Shein vanta comunque su una base di 281 milioni di clienti attivi. L’obiettivo è cogliere l’espansione del mercato della moda online, stimato in 792 miliardi di dollari entro il 2030, diversificando l’offerta verso l’elettronica e la cura della persona. Sul debutto borsistico pende però l’incognita dell’indagine avviata negli USA dalla FTC (fonte MarketScreener). La Federal Trade Commission è infatti l’organo che indaga sulle pratiche commerciali ingannevoli o sleali, su prezzi e costi nascosti, sulle politiche di rimborso e anche su tutte quelle tecniche di progettazione volte a influenzare il comportamento dei consumatori. L’azienda sta cooperando con le autorità, ma ha ammesso che sanzioni o accordi finanziari potrebbero impattare sui conti.
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