In Svizzera temono che l’archivio di Bally, con 40.000 paia di scarpe, possa dissolversi. L’azienda elvetica rischia il fallimento e a repentaglio c’è pure il suo archivio storico. Non solo i macchinari utilizzati per la produzione di calzature, ma 40.000 paia di scarpe che testimoniano l’evoluzione del brand. Senza sottovalutare i pezzi pregiati di assoluto valore, come gli stivaletti da donna con l’inserto elastico del 1875 e le décolleté in pelle di serpente del 1928. Si è attivata una rete di protezione.
L’archivio di Bally
Nel piccolo paese di Schönenwerd, nel Canton Soletta, si stanno preparando al peggio, cioè al possibile fallimento di Bally. Ora l’urgenza è mettere in salvo almeno l’archivio dell’azienda, nata nel 1851. “Proprietari e dipendenti hanno conservato moltissimo materiale”, spiega Philipp Abegg, presidente della fondazione Ballyana e discendente della famiglia Bally, al sito RSI. Secondo lo stesso Abegg, l’archivio “rappresenta una delle più grandi e belle collezioni di storia industriale dell’Europa centrale”.
La rete di salvaguardia
Ballyana si è mossa per farsi trovare pronta qualora l’archivio venisse messo in pericolo. Ha costituito un fondo di riserva ad hoc utilizzabile in caso di emergenza. Anche il Canton Soletta è intervenuto, ponendo la collezione sotto tutela: per un anno l’archivio non potrà essere né trasferito né venduto. Un provvedimento possibile applicando una normativa propria del cantone che consente di proteggere anche i beni culturali mobili come gli archivi. Abegg ha un piano: scorporare l’archivio dagli asset di Bally, costituendo una nuova fondazione formata da Ballyana, il Canton Soletta e l’azienda. (mv)
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