“Se l’abito presenta il personaggio, la borsa conserva le prove”. Antonio Mancinelli presenta così il senso del suo nuovo libro (fonte Ansa). Si intitola “La borsa. 200 anni, 5 continenti” e lo pubblica Marsilio Arte. Una frase che, alla sua maniera, rappresenta la sintetica chiave di lettura di un volume che, per la vastità di quel che racconta (in testo e immagini), risulta davvero complesso ridurre in una recensione. La ragione è presto detta. Mancinelli prende uno degli oggetti più codificati dal fashion system e lo sottrae alla “banale” dimensione di accessorio o di status symbol. Prima ancora di essere “moda”, vuole dirci Mancinelli, la borsa è un oggetto che parla di noi. È un “portatile romanzo”.
Un oggetto che parla di noi
Giornalista, scrittore, docente e critico di moda, Mancinelli definisce la borsa come un “sé portatile”, quasi un’estensione del corpo. Quasi uno strumento di scrittura della propria biografia personale. La borsa diventa così archivio, rifugio, strumento e, nello stesso tempo, specchio dell’epoca nella quale viene utilizzata. Ecco, quindi, che il volume attraversa 200 anni e 5 continenti attraverso 300 esemplari provenienti dalla collezione di Roberta Butti. Ma, attenzione. Il libro non segue una tradizionale successione cronologica. Non costruisce una storia attraverso i brand. Le borse sono organizzate seguendo le occasioni della vita: giorno, lavoro, sera, cerimonia, ballo, viaggio, tempo libero. Una scelta che consente a Mancinelli di spostare continuamente lo sguardo dalla moda alla società, dal design all’antropologia.
Molto più di 200 anni
Il racconto arriva molto più indietro dei 200 anni annunciati dal titolo. Infatti, arriva fino a Oetzi, la mummia del Similaun (quello che in passato ci siamo spinti a definire il primo conciatore conosciuto della storia) e alla sacca ritrovata insieme al suo equipaggiamento. Da qui una suggestione: la necessità di contenere e trasportare appartiene alla storia dell’uomo da molto prima che la borsa diventasse un oggetto di moda.
Mancinelli a Lineapelle 108
Quello del volume “La borsa” è uno sguardo sugli oggetti e sui materiali che Mancinelli ha portato due settimane fa anche a Lineapelle 108. Qui, il 15 settembre ha gestito e moderato il talk “La superficie ribelle. La pelle come materiale evocativo, fra fashion system, immaginario collettivo e leggenda urbana”, insieme a Ida Galati e Rebecca Baglini. Un incontro che ha attraversato l’immaginario costruito intorno alla pelle, dalla ribellione alla seduzione, dalla musica alla moda, mostrando come un materiale possa caricarsi nel tempo di significati che vanno ben oltre la sua funzione. Un approccio che trova un evidente punto di contatto con il libro presentato pochi giorni durante la Milano Fashion Week. Del resto, è proprio questo il terreno sul quale il volume diventa più interessante. Mancinelli non racconta soltanto come sono cambiate le borse. Le usa per raccontare come siamo cambiati noi. Le trasforma da oggetto apparentemente quotidiano in piccole storie sociali e culturali degli ultimi due secoli.
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