Un pezzo di pelle si è rivelato la più antica scarpa di Svezia. Per ottant’anni quei frammenti di cuoio sono stati archiviati e catalogati come pelle d’orso e mai davvero interrogati. Solo dopo un riesame da parte della coppia di antiquari Thomas Eriksson e Maria Neijman e dell’archeologa Ylva Telldahl del Museo d’Arte di Norrtälje, si è scoperto che non era come sembrava. Non si trattava di resti animali, ma di parti della scarpa più antica mai identificata in Svezia. Un oggetto minuto, ma capace di aprire una finestra nuova sui contatti, le influenze e i rituali della prima età del ferro nel Baltico.
La più antica scarpa di Svezia
Il tumulo di Igelsta, nel comune di Söderby-Karl, scavato nel 1943, aveva già restituito un calderone romano in bronzo e i supporti per due corni da bere, indizi di un contesto funerario fuori scala per la regione. Sotto il calderone, però, giacevano frammenti di cuoio interpretati per decenni come pelliccia d’orso. Nel 2023, l’analisi condotta dagli esperti ha rivelato tutt’altro. Alcuni tagli netti, insieme a fori regolari e lavorazioni particolari, rimandano a una calzatura strutturata. La datazione colloca l’oggetto tra il 70 e il 250 d.C., in piena età del ferro romana. Il modello richiama le cosiddette scarpe Ramshaw, diffuse nell’Europa dell’Impero e pensate per lunghe percorrenze. Il DNA è incerto: potrebbe essere pelle di cane o di lupo.
Influenze romane e rituali locali
La presenza di una scarpa di fattura “romana” in un tumulo svedese apre a interpretazioni rimaste inesplorate finora. Come sottolinea La Vanguardia la scarpa racconta di reti commerciali più fitte del previsto, commistioni e una circolazione di oggetti che superava i confini culturali. Accanto al calderone e ai corni, la calzatura suggerisce un rituale ibrido, in cui elementi locali e influenze mediterranee convivevano. Le ossa cremate rinvenute accanto appartenevano a una sepoltura precedente, segno di una stratificazione complessa. La scarpa, deposta con cura, non era quindi solo un utensile. Poteva rappresentare il viaggio, la protezione, il passaggio. Un frammento minuscolo che restituisce profondità a uno dei contesti più spettacolari della Svezia centro-orientale.
Foto dalla rivista Fornvännen, Journal of Swedish Antiquarian Research
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