Natuzzi, Wall Street presenta il conto di una crisi senza fine

Natuzzi, Wall Street presenta il conto di una crisi senza fine

Arriva da New York l’ennesima batosta per il Gruppo Natuzzi, con la sospensione della quotazione del titolo alla NYSE e  l’avvio della procedura di delisting delle American Depositary Shares (ADS). La capitalizzazione media del titolo è scesa sotto la soglia minima di 15 milioni di dollari: dal 3 al 25 agosto 2026 le azioni, come ricorda il Corriere del Mezzogiorno, hanno fatto segnare una perdita del 22,48%. Non è la prima volta che il titolo Natuzzi finisce sotto pressione e rischia di perdere la quotazione a Wall Street. Si aggrava così il conto di una crisi senza fine.

Il conto di una crisi senza fine

Già tra il 2018 e il 2019 il gruppo aveva dovuto affrontare una precedente contestazione del Nyse. Poi, nel pieno della pandemia, la storia si era ripetuta, con il titolo precipitato sotto il dollaro e la capitalizzazione ai minimi. Natuzzi era riuscita allora a rientrare nei parametri, evitando il delisting. Oggi, però, la situazione torna a essere esplosiva e coincide con la fase più dolorosa del nuovo piano di risanamento. Con i dati della prima trimestrale che per Natuzzi danno i ricavi a 59,5 milioni, rispetto ai 78,1 milioni dei primi tre mesi 2025. Un segno meno pari al  23,8%. Sempre nei primi tre mesi del 2026 l’azienda ha chiuso con una perdita di 4,7 milioni (4,1 milioni nel primo trimestre del 2025).

Al netto del flusso degli ordini

In una lettera ai dipendenti è direttamente il presidente e creatore del gruppo, Pasquale Natuzzi a spiegare che la procedura avviata dal Nyse è da considerarsi di natura tecnica. “Questo – afferma il patron della multinazionale del salotto – non comporta alcuna discontinuità strategica né operativa per la nostra azienda. Il nostro piano di trasformazione, finalizzato a fermare le perdite e riportare l’azienda in equilibrio finanziario, sta andando avanti”. Da maggio 2026, è spiegato in una nota dell’azienda,  il flusso degli ordini è migliorato e i cantieri avviati per la riduzione dei costi industriali e operativi stanno già producendo i primi risultati, in linea con le attese. L’attività di sviluppo prodotto prosegue: l’azienda non si ferma. Stiamo presidiando i mercati  e preparando le prossime fiere, creando giorno dopo giorno, le condizioni per raggiungere gli obiettivi del piano di trasformazione, in piena continuità strategica e operativa”.

 

 

Un gruppo ridiseganto

Tagli, riduzione dei costi, riorganizzazione produttiva e trasferimenti di attività verso la Romania stanno ridisegnando profondamente il gruppo. Una strategia che i sindacati contestano duramente perché rischia di lasciare sul territorio un pesante conto occupazionale e sociale. La chiusura di stabilimenti e la prospettiva di centinaia di lavoratori coinvolti nelle riorganizzazioni hanno trasformato la vertenza in un caso politico. Da qui la richiesta della FILLEA CGIL di valutare, nuovamente, un intervento pubblico, attraverso Invitalia, per salvaguardare il patrimonio industriale. Natuzzi rivendica invece il proprio piano di trasformazione e sostiene che ordini e riduzione dei costi stiano finalmente mostrando segnali positivi.

L’ultima sfida

È la sfida decisiva: fermare le perdite senza perdere, insieme, pezzi importanti della propria identità industriale. Perché il paradosso è evidente: mentre l’azienda cerca di rilanciarsi, il suo titolo rischia di uscire dalla più prestigiosa piazza finanziaria americana. Quella quotazione, conquistata nel 1993, era stata per oltre trent’anni il simbolo della dimensione internazionale della Natuzzi. Quel simbolo vacilla e la società annuncia di voler percorrere ogni strada possibile per tutelare gli azionisti. (aa)

Foto Shutterstock

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