Tensione in Natuzzi: nuovo CEO, delisting e stipendi pagati a rate

Tensione in Natuzzi: nuovo CEO, delisting e stipendi pagati a rate

La tensione in Natuzzi sembra essere entrata in una nuova fase. Il gruppo del mobile imbottito ha annunciato di aver cambiato CEO durante la riorganizzazione aziendale più complessa della sua storia, la chiusura degli stabilimenti in Italia e un delisting alla NYSE. E un nuovo scontro in corso con i lavoratori, che riceveranno lo stipendio di agosto in due tranche. Aldo Uva è entrato nel consiglio di amministrazione del gruppo e assumerà la carica di amministratore delegato entro la prima metà di ottobre. Per Uva si tratta di un ritorno: era già stato CEO di Natuzzi tra maggio 2008 e marzo 2009.

Il ritorno di Aldo Uva

La nomina si inserisce – spiega una nota del Gruppo Natuzzi – nel percorso di trasformazione avviato negli ultimi mesi per rafforzare la solidità del gruppo, migliorare l’efficienza operativa e creare le condizioni per un recupero sostenibile. Tra le priorità indicate dal nuovo amministratore delegato ci sono semplificazione del business, riduzione dei costi, maggiore efficienza delle operations, profittabilità e generazione di cassa.

 

 

Tensione in Natuzzi

Intanto, sul fronte occupazionale si registra l’ennesimo duro scontro con i vertici di Natuzzi. Agli operai la mensilità di agosto sarà corrisposta in due momenti: un acconto il 17 settembre e il saldo il 24. Natuzzi ha motivato la decisione con il rallentamento produttivo legato alle ferie collettive, aggravato da un “elevato tasso di assenteismo” superiore alle attese. Una motivazione contestata duramente da FILCA CISL, FILLEA CGIL e FENEAL UIL di Puglia e Basilicata, che definiscono il riferimento all’assenteismo “grave e inaccettabile” e riconducono le difficoltà a gestione, programmazione e organizzazione aziendale. I sindacati chiedono garanzie sui pagamenti futuri e un confronto con i vertici. La nuova gestione si trova così ad affrontare contemporaneamente la sfida del rilancio industriale e un clima di altissima tensione tra azienda e lavoratori.

Foto Natuzzi e Shutterstock

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