Da Lineapelle segnali se non di ripresa, certamente di cambiamento

Da Lineapelle segnali forse di ripresa, certamente di cambiamento

Il pubblico negli stand si vede. L’interesse, a sentire i protagonisti, si è percepisce. C’è voglia di fare, nei padiglioni di Lineapelle (in programma a Fiera Milano Rho fino al 17 settembre) i visitatori fanno ricerca. Le sensazioni sono buone. È abbastanza per dire che si avvicina la fatidica ripresa? È presto, nessuno si sbilancia. Ma dall’edizione 108 della fiera della pelle e dei materiali per il fashion arrivano segnali certamente di cambiamento. Il mercato si sta sintonizzando su una nuova normalità, dove le istanze dei brand di qualità e stile si fondono con una modalità di ordine sintonizzata su nuove priorità. “Abbiamo osservato un certo interesse dei clienti, siamo propositivi sul prossimo futuro – commenta Eugenio Del Vacchio, di Del Vacchio Leather Diffusion –. Ma l’approccio del pubblico resta prudente, in maniera trasversale alle destinazioni d’uso”.

I segnali? Certamente di cambiamento

Poche maison ormai si possono permettere di fare ordini continuativi. Ancora meno acquistano “al buio”: comprano sul venduto, perché la gestione del magazzino è diventata chirurgica. Ma è anche vero che i gruppi della moda stanno ultimando il processo di smaltimento dell’overstocking, cioè dei prodotti rimasti sul groppone (per usare un eufemismo) quando il boom post-pandemico si è interrotto bruscamente. “Il ritmo produttivo è diventato sincopato: i picchi di lavoro si alternano con momenti di quiete – commenta Giorgio Portolano, dell’omonima azienda, che condivide il mood positivo della fiera –. Non solo. Nessuno ordina più il colore dalla cartella, ma chiede il proprio”. Mentre lo scenario internazionale resta complesso e le concerie navigano tra incertezze e prezzi crescenti, la strategia di adattamento passa dalla capacità di esplorare tutte le opportunità commerciali, come racconta Luigi De Vita di Devi Concia.

 

 

La qualità dell’offerta

“Oggi è fondamentale rafforzare ricerca e sviluppo – dice Vittoria Brillanti di conceria Rinaldi – innovando dal punto di vista sia degli articoli, che dei macchinari. Inoltre bisogna offrire servizi ad hoc, specifici per tipologia di clienti”. “La fiera – aggiunge Simone Bertini di Conceria Bertini Franco 1972 – è un ottimo appuntamento per testare il mercato e comprendere le sue nuove tendenze. Ci conferma che la conceria si deve evolvere puntando molto su quello che è l’artigianalità italiana proponendo lavorazioni e articoli unici”.

La qualità manifatturiera

Zeno Lupi, CFO di BCN Concerie, individua due direttrici fondamentali per affrontare l’evoluzione del settore. La prima è custodire la tradizione assecondando al tempo stesso l’innovazione. “Le imprese devono diventare sempre più strutturate e capaci di anticipare l’evoluzione del settore”. La seconda? “Concorrere alla costruzione di un nuovo Made in Italy – risponde –, capace di consolidare il suo standing proprio attraverso l’innovazione. In questo modo le aziende d’eccellenza potranno preservare il proprio appeal e la propria forza sui mercati”. “Da fornitore delle concerie vedo emergere con grande chiarezza una rinnovata ricerca di qualità – conclude Michele Gallucci di AM.2 Leather, a Lineapelle nella veste di visitatore –. Oggi il mercato chiede materiali capaci di tradurre in materia l’idea dei designer e di contribuire concretamente al valore finale del prodotto. La vera sfida del lusso è tornare a dare contenuto alla propria proposta: la pelle ha un ruolo centrale. È un materiale che porta con sé qualità, artigianalità, cultura manifatturiera e una filiera di competenze di altissimo livello”. (cjd/rp)

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