Potrebbe essere la soluzione giusta per rispettare le indicazioni testamentarie del fondatore e, al contempo, rinviare la decisione definitiva a tempi migliori. Il nodo del futuro del gruppo Armani potrebbe sciogliersi con l’ingresso nel capitale con quote uguali (cioè con un 5% ciascuno) di LVMH, EssilorLuxottica e L’Oréal. I tre partner, vale a dire, che Armani ha indicato come i preferiti per lo sviluppo industriale della società.
Un testamento da rispettare
Giorgio Armani, scomparso lo scorso 4 settembre, ha indicato nelle ultime volontà il futuro del gruppo che porta il suo nome. Tra i 12 e i 18 mesi dalla lettura del testamento, in estrema sintesi, il 15% della holding può andare a un partner che, che nell’arco di 3/5 anni, potrà poi acquisire un’ulteriore quota fino al 54,9%. Il nuovo capitolo della storia di Armani, però, si è aperto in un momento infelice per l’alto di gamma. Nel corso dei mesi sono rimbalzate diverse indiscrezioni sulle ritrosie dei tre candidati prescelti dallo stilista a impegnarsi in un’operazione tanto onerosa e, a seconda dei casi, leggermente fuori focus. Secondo La Repubblica, il CEO Giuseppe Marsocci starebbe “mettendo a punto il piano industriale in continuità, per i prossimi cinque anni, da consegnare alle banche d’affari” che affiancheranno il gruppo dal prossimo settembre nell’operazione. E avrebbe trovato la soluzione.
La soluzione? Un 5% ciascuno
La soluzione all’impasse che sta maturando è, dicevamo, “dividere la vendita in tre pacchetti del 5% ciascuno”. Sarebbe il modo ideale per mantenere “nella prima fase di esecuzione del piano industriale” il contatto con i tre potenziali acquirenti individuati da Armani. In attesa che la decisione clou, ovvero quando tra il 2028 e il 2030 il socio di minoranza potrebbe diventare di maggioranza relativa o assoluta, arrivi in un contesto più chiaro e sereno. “In questo modo Giorgio Armani SpA avrebbe un ventaglio più ampio di scelta e il tempo per misurare quale dei tre azionisti di standing – conclude la Repubblica – potrebbe essere il miglior compagno di viaggio per il gruppo, di cui la Fondazione manterrà comunque sempre il 30,1% del capitale”.
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