Kering sotto la lente di un’inchiesta francese: elusione fiscale per 2,5 miliardi di euro. Il gruppo: “Tutto in regola”

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In principio fu Gucci, accusato lo scorso novembre di aver eluso il fisco italiano, contabilizzando in Svizzera attività svolte in Italia. Totale: 1,3 miliardi di euro. L’inchiesta ora si allarga e chiama in causa Kering, il gruppo francese che controlla la griffe della doppia G. Come riportato da alcune fonti di stampa, che citano il sito d’informazione Mediapart e il network giornalistico European Investigative Collaborations (EIC), Bruno Le Maire, ministro dell’Economia di Parigi, ha ammesso che è in corso un’indagine su Kering. Accusa: elusione fiscale per 2,5 miliardi di euro fra il 2002 e il 2017, attraverso (come per Gucci) l’utilizzo “improprio” della sua piattaforma logistica Luxury Goods International, che ha sede in Svizzera, a Cadempino (Canton Ticino). Il valore di 2,5 miiardi comprenderebbe quando contestato in Italia a Gucci, ma anche tutta una serie di attività del gruppo in Francia e Gran Bretagna. Mediapart sostiene di possedere documenti che dimostrano come “Kering abbia costruito un’impalcatura occulta per evadere le imposte che coinvolge tutte le sue griffe moda”. Contattata dall’agenzia stampa France Presse, Kering non commenta le accuse di Mediapart, ma ribedisce che “il gruppo ha implementato una governance d’impresa che punta a garantire la totale conformità alle regolamentazioni fiscali dei Paesi in cui è presente”. Kering spiega che la sua società svizzera “è un hub strategico che opera nel campo della distribuzione e della logistica centralizzata dei marchi di proprietà: è stato fondato negli anni ’90 e oggi impiega più di 600 persone. Ogni società operativa in Svizzera esercita un’attività economica effettiva e, a questo titolo, il gruppo Kering paga in Svizzera imposte conformi alla legge locale e allo statuto societario. Questo modello operativo è noto sia alle autorità fiscali francesi che a tutte quelle competenti”.

 

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