“Come attrarre i giovani? Raccontando le imprese. Ma ci sono docenti che non conoscono le fabbriche e la manifattura”. Lo ha affermato Arnaldo Carignano, talent director di Randstad in Italia, durante l’incontro “Le strategie per il futuro del made in Italy manifatturiero moda – Metaskills 4TCLF Erasmus+”. Il convegno si è svolto il 15 settembre a Milano nella cornice di Lineapelle. Il programma spaziava dai macrotemi, come la mancanza di consapevolezza del valore economico dell’industria italiana della moda, alle auspicate politiche di integrazione e formazione degli immigrati. Fino alle aziende che fanno fatica a individuare le competenze di cui avranno bisogno tra 2 o 3 anni, rendendo difficile la vita a chi deve organizzare i corsi di formazione.
I fautori del progetto
Ricambio generazionale e aggiornamento delle competenze. Non solo. Comunicazione verso i giovani e scarsa natalità. E poi il dialogo tra scuole, imprese e istituzioni. Sono tutti tasselli di un puzzle molto complicato, la cui composizione passa per le mani di diversi soggetti. Non solo italiani, visto che la questione è europea. Il progetto guida nella filiera della pelle, che coinvolge anche Cotance (la sigla che rappresenta l’industria conciaria europea), è Metaskills 4TCLF Erasmus+. Durante l’incontro Rita Souto, direttrice della formazione al CTCP-Centro Tecnológico do Calçado de Portugal, ha illustrato il progetto con Carmen Arias, direttrice generale CEC (la sigla che a Bruxelles rappresenta la calzatura), Alessandro De Rosa (responsabile alta formazione della Fondazione PIN) ed Elena Salvaneschi (direttrice di Confindustria Accessori Moda).
Il caso italiano
Dall’Europa, il progetto è atterrato in Italia. Prato e Riviera del Brenta sono i due poli nazionali. Campania, Emilia Romagna e Toscana sono le regioni “ponte”. Salvaneschi si augura di portare a bordo anche Lombardia e Abruzzo. Paolo Bastianello, co-coordinatore del Comitato formazione di CAM, ha sottolineato il valore economico settore moda, il secondo in Italia, non sempre percepito e riconosciuto adeguatamente da politica e associazioni. Paolo Rizzetti, direttore ITS Academy Machina Lonati, ha evidenziato come in Italia ci siano 8 ITS che si occupano di moda, un centinaio di corsi e 3.500 studenti l’anno, “un numero lontano dai fabbisogni”.
La formazione
Per ridurre il gap tra mondo del lavoro e formazione, racconta Rizzetti, l’ITS interpella le aziende. “Ma le imprese fanno fatica a progettare il domani: tra 2 anni cosa servirà? C’è chi non lo sa e chi invece vorrebbe un giovane con una formazione completa. Per cui è difficile organizzare un corso specifico di formazione”. Rizzetti poi si affida alla formazione continua in azienda per concludere il percorso di inserimento lavorativo. Per Carignano di Randstad i “giacimenti” dove estrarre nuova manodopera e nuove competenze sono i neet e gli immigrati. Occorre raccontare loro le imprese, cosa che nelle scuole non è scontata “perché ci sono docenti che non sono mai entrati in un’azienda manifatturiera. E per questo la formazione deve essere fatta da chi in azienda ci ha lavorato”. I giovani che si licenziano? “Le persone non lasciano quasi mai le aziende, ma lasciano i capi – risponde –. Il buon rapporto con il superiore è fondamentale per attirare i giovani”. L’incontro si è concluso con la manifestazione della volontà di intenti nella formazione guidata da Confindustria Accessori Moda. (mv)
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