Ad High Point Market si riflettono le inquietudini degli USA, tra le conseguenze della guerra con Pechino e i tempi di consegna

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È la fiera per eccellenza del mercato statunitense del mobile. Cartina tornasole di una piazza, oltretutto, calda per l’imbottito in pelle e quindi importante per la supply chain conciaria globale. Dall’ultima edizione di High Point Market (13-17 ottobre) emerge lo scenario di una filiera in fibrillazione. A suscitare preoccupazione, più di tutto, è la guerra commerciale con la Cina, fornitore per eccellenza dell’industria statunitense. Furniture Today riporta come, di fronte alla prospettiva di dazi al 25% dal primo gennaio 2019, per i brand il principale impegno di questo ultimo scorcio di anno sia la ristrutturazione della catena del valore, soprattutto verso Paesi asiatici (Vietnam, India, Indonesia) o latino-americani (Messico e Brasile). A proposito di pelle Roy Calcagne, il ceo di Craftmaster Furniture, racconta come ora l’azienda dovrà spostare le forniture da Pechino (dove aveva da poco anche organizzato la produzione di piccoli accessori per la casa) al Vietnam: peccato che Hanoi sia “l’unica soluzione possibile e in questo momento risulta piena di lavoro”. Non solo questo. Leather Insiders riporta come nell’industria dell’imbottito stiano arrivando i riflessi (nel fashion già realtà) del see now buy now: i tempi tra la presentazione dei modelli e la proposta al pubblico si accorciano. I fabbricanti devono accelerare.

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