Decreto Dignità, il testo è in vigore: la riforma (così com’è) aumenta i costi del lavoro e il contenzioso. Dibattito in Statale a Milano

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Aumento del costo del lavoro, reintroduzione delle causali, potenziale (e assai concreta) prospettiva di ingolfamento dei tribunali per contenziosi di dipendenti contro ex datori di lavoro. Il Decreto Dignità, approvato dal Consiglio dei Ministri il 2 luglio, dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale lo scorso 13 luglio è entrato in vigore. Il testo, come vi raccontiamo su La Conceria n. 27, presenta nelle sue parti relative al lavoro diversi elementi di criticità. C’è da attendersi che, in fase di conversione in legge da parte del Parlamento, i partner del Governo apporteranno modifiche. Ma delle prospettive del Decreto se n’è discusso ieri in un seminario organizzato dal Master in Diritto del Lavoro e Relazione Industriale dell’Università degli Studi di Milano. Marco Barbieri, ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università di Foggia e interlocutore dell’esecutivo in fase di stesura del decreto, rassicura che l’obiettivo della misura è incidere sulla qualità dei rapporti di lavoro in essere.  Marco Leonardi, ordinario di Economia Politica presso l’Università degli Studi di Milano, esprime invece forti perplessità sull’efficacia dello strumento messo a punto dal Ministero del Lavoro: “In anni di prodotto interno lordo ancora inferiore ai livelli pre-crisi – le sue parole –, in Italia i tassi di occupazione sono cresciuti. Abbiamo beneficiato di una ripresa economica, in Nord Europa e Nord America, che ora sembra volgere a termine. Ci vuole prudenza nell’intervenire sul mercato del lavoro con strumenti sbagliati rispetto agli obiettivi preposti”.

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