Da Cina e USA arrivano segnali, ma le griffe giocano in difesa

Da Cina e USA arrivano segnali, ma le griffe giocano in difesa

Le griffe giocano in difesa: chiudono negozi, vendono asset e marchi e restano prudenti in uno scenario volatile. Che non prevede più una crescita sostenuta, nonostante i segnali di ripresa in Cina e un mercato USA che ancora tiene. Le cessioni di LVMH, il controllo dell’indebitamento di Kering, la chiusura di negozi di diverse griffe sono tutti segnali che indicano previsioni non luminose per il settore, con i gruppi che preferiscono aprire gli ombrelli, piuttosto che inforcare gli occhiali dal sole.

Le griffe giocano in difesa

Parliamo di disinvestimenti. LVMH ha snellito la struttura del duty-free DFS, ha venduto Marc Jacobs e la partecipazione in Stella McCartney, ha interrotto la collaborazione con il direttore creativo di Patou. Intanto risulta incerto il futuro di Fenty Beauty, di Kenzo e del rum Eminente. Di Kering e Artemis sappiamo già molto. Sappiamo che la loro priorità è ridurre l’indebitamento, anche attraverso cessioni di immobili, partecipazioni (Puma) e la chiusura di negozi (in particolare di Gucci). Anche Ferragamo ha annunciato la razionalizzazione dei punti vendita. Tutto ciò nonostante lo scenario geopolitico di fondo potrebbe migliorare, con la fine della crisi in Medio Oriente, i segnali di ripresa del mercato cinese e la tenuta di quello a stelle e strisce.

 

 

Un certo calo di ottimismo

Le manovre dei player del lusso rivelano un certo calo di ottimismo. E, come segnala Business of Fashion, un minor numero di negozi potrebbe portare non solo ad una immediata riduzione delle entrate. Ma implica la rinuncia a nuovi clienti qualora la domanda dovesse riprendersi. “Stiamo passando da una mentalità orientata alla crescita a una mentalità orientata alla qualità della crescita”, ha affermato a Business of Fashion Yvonne Pengue, della società Spot on Minds. Ciò si rispecchia anche nei profili delle figure ricercate dalle società del lusso: “Gli USA sono diventati un motore di crescita così importante – continua Pengue – che chi vanta una solida esperienza sul mercato statunitense è molto richiesto”.

La scala sociale statunitense

A proposito degli USA, c’è una statistica che potrebbe ridisegnare la visione del mercato. Secondo una ricerca dell’American Enterprise Institute, la maggior parte delle famiglie uscite dalla classe media non è scivolata verso il basso, ma si è diretta verso l’alto. Le famiglie con un reddito annuo compreso tra circa 133.000 e 400.000 dollari erano il 22% del totale nel 2001 e sono arrivate a circa il 31% nel 2024. Ciò spiega, sintetizza BoF, come Coach, Uniqlo, Macy’s e Zara abbiano registrato degli aumenti nelle vendite. I marchi di fascia media hanno successo spostandosi verso l’alto, conquistando sia le famiglie della classe media, sia i clienti esclusi dai marchi di lusso a causa dei prezzi elevati. Sebbene si sia sempre parlato di una crescente polarizzazione del mercato, disegnato a forma di K, alcuni recenti risultati finanziari suggeriscono che la fascia media non si sta affatto assottigliando. (mv)

In foto (Shutterstock) uno scorcio della Fifth Avenue

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