Aziende familiari, territoriali, culturali. Ma non per questo confinate in un perimetro che ne limiti le capacità di espansione. Anzi: sono aperte all’innovazione e all’aggiornamento a 360 gradi nel solco dello stesso obiettivo, l’eccellenza. Leonardo Russo di Russo di Casandrino e Maria Giovanna Paone di Kiton hanno raccontato in Bocconi il percorso di due imprese che, orgogliosi esempi di made in Naples, sono anche ai vertici del made in Italy. Lo hanno fatto alla platea del talk “Da Napoli al mondo”, organizzato il 27 aprile da Luxury Bocconi Student Society (LBSS) e dell’associazione INSUD.
Da Napoli al mondo
“Made in Naples è ora sinonimo di eccellenza, ma nel 1968, quando partì mio padre Ciro Paone, non era così”, premette Maria Giovanna, presidente e co-CEO dell’azienda. Che, intanto, di strada ne ha fatta molta: nel 1991 la nuova sede ha permesso di espandere le attività alle camicie, alle cravatte e alle scarpe, mentre poi con le acquisizioni di atelier di outwear e maglieria in Emilia-Romagna si è irrobustito il controllo delle forniture tessili. “Vantiamo il 90% della produzione interna – continua Paone – che distribuiamo in 64 negozi nel mondo a gestione diretta e con un rapporto molto prezioso con il wholesale”. Kiton è un brand napoletano ma al contempo internazionale, ci tiene a rivendicare: “In continuità con la tensione all’apertura che per primo ha instaurato mio padre, formato nei negozi di tessuti e nella sartoria napoletane, quando ha voluto dare al marchio un nome che non fosse il suo”.
La qualità del dialogo
Una tensione simile a quella di Russo di Casandrino, così legata al territorio da portare il nome del comune nella ragione sociale. Ma che deve il proprio successo alla capacità di dialogare con le grandi griffe del lusso internazionale. “I pilastri della crescita della conceria fondata nel 1962 da mio padre Giovanni con il fratello Gennaro sono tre – racconta Leonardo Russo–. L’impegno per la sostenibilità, fondamentale per un settore già circolare come il nostro. La selezioni della clientela, intuendo le trasformazioni del mercato della moda. E lo scambio quasi sartoriale con il cliente, che ha richieste di qualità del prodotto e del servizio molto alte”.
Pronti all’innovazione
Se c’è il rischio che qualcuno possa pensare che un family business sia strutturalmente chiuso o meno reattivo alle novità, Paone e Russo hanno ben spiegato agli studenti della Bocconi che non è così. “Un’azienda che non fa investimenti è un’azienda morta – chiosa Russo –. Il processo produttivo della pelle resta manuale e non standardizzabile perché la materia prima non lo consente. Ma siamo attenti a tutti i possibili fronti di innovazione, nei gestionali e nella business intelligence, nell’integrazione della intelligenza artificiale dove possibile, nella ricerca e sviluppo di nuovi articoli e nuove lavorazioni, nella managerializzazione dell’impresa”. “La tensione all’innovazione è sempre presente – gli fa eco Paone –. Il nostro focus è sulla qualità, che resta manuale. Ma abbiamo modernizzato un campo, come le analisi di mercato, ora sofisticate in un modo impensabile fino a poco fa”. L’autonomia è un valore da coltivare: “Se avessimo un partner finanziario potremmo fare più velocemente cose nelle quali invece procediamo in maniera ponderata, come l’espansione retail – conclude la co-CEO di Kiton –. Ma preferiamo una crescita graduale e sostenibile che permetta di mantenere il controllo del prodotto e della distribuzione”. (rp)
In foto, un momento dell’evento
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