De Meo porta il metodo dell’auto in Kering, ma non tutti apprezzano

De Meo porta il metodo dell'auto in Kering, ma non tutti apprezzano

L’approccio industrial-automobilistico del CEO di Kering Luca de Meo funzionerà? Il “medico delle urgenze”, come si è autodefinito, è stato chiamato dalla famiglia Pinault per guidare un veicolo che si stava indebitando perdendo soldi. È chiaro che era necessario un intervento drastico in tempi brevi, con la politica di de Meo che sta minando gli equilibri interni del gruppo, compresi quelli dei mega direttori creativi. Dallo stop alle inefficienze ad una produzione più centralizzata, fino al taglio dei fornitori, de Meo porta il metodo dell’auto in Kering. Ma maggiore efficienza vuol dire meno creatività?

Il metodo dell’auto in Kering

Il Financial Times racconta che durante una visita in un laboratorio di produzione Pomellato, de Meo è rimasto impressionato dalle abilità manuali degli artigiani. Poi si sarebbe avvicinato ad uno di loro e gli avrebbe sussurrato in tono scherzoso: “Quello che fai è fantastico! Ora ho bisogno che tu lo faccia due volte più velocemente”. Una battuta che però la dice lunga sul pensiero del “car guy” come lo definisce lo stesso quotidiano economico-finanziario britannico. Tra gli obiettivi di de Meo c’è quello di creare un’azienda più efficiente, in cui il 70% della produzione viene gestita centralmente e il 30% in maniera indipendente dai singoli brand. Ciò presuppone una standardizzazione della produzione e la centralizzazione del processo decisionale.

 

 

Le correzioni

Un altro obiettivo è la riduzione delle inefficienze e non a caso, nel febbraio scorso, de Meo ha dichiarato che “il livello di stronzate è diminuito enormemente” all’interno dell’azienda. Oppure il fatto che le collezioni prêt-à-porter arrivavano nei negozi non prima di sei mesi dalla loro presentazione in passerella. Al CEO di Kering non andava bene nemmeno che ogni griffe controllata dalla casa madre Kering aveva scatole di scarpe diverse l’una dall’altra. Ma non può essere una sorpresa visto che de Meo ha lavorato sempre in una industry in cui ogni singolo rivetto viene acquistato in comune e la produzione è sincronizzata al minuto.

Un approccio diverso nel lusso

L’approccio del CEO di Kering, sempre orientato verso l’ottimizzazione operativa, è “abbastanza nuovo” nel settore del lusso. E questo, secondo una persona vicina all’azienda citata dal Financial Times, sta “mettendo molta tensione nel sistema”. Alcuni dipendenti sono rimasti turbati dai cambiamenti, che ritengono abbiano compromesso la loro autonomia e aumentato la pressione per fornire risultati a ritmo sostenuto. Senza citare il fatto che de Meo intende ridurre il numero dei conto terzisti di Kering, raddoppiando il volume dei prodotti realizzati nei 37 stabilimenti di proprietà del gruppo in Italia.

C’è uno scontro interno?

Alcuni credono che de Meo stia alimentando uno scontro culturale all’interno dell’azienda per variare lo status quo. C’è chi approva (o è costretto ad approvare) come il CEO di Saint Laurent, Cédric Charbit, che ha dichiarato: “L’industria del lusso ha bisogno di più di questo”. E c’è anche chi disapprova, sottolineando come concentrarsi sull’aspetto economico rischia di far perdere di vista la capacità di far sognare i consumatori, con prodotti basici, comuni e poco accattivanti. (mv)

Foto Kering e Saint Laurent

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