La strategia di Hermès sul posizionamento darà i frutti. Ma non quest’anno, forse in futuro. Lo sostiene Bernstein, che per questo riduce il target price del titolo e le previsioni di crescita organica della maison. In altre parole, Hermès sarà pure resiliente, ma non è immune dal rallentamento del settore. È un contesto nel quale ciascuno gioca le proprie carte sul piano dei prezzi e del percepito. Hermès intende restare altissimo, dicevamo. Non sono mancate le perplessità, invece, su Louis Vuitton, che sempre secondo Bernstein dovrebbe rendersi più accessibile, e su Gucci, che da una parte riduce i prezzi e dall’altra pensa all’alta moda.
Il posizionamento altissimo di Hermès
Hermès non riduce i prezzi e farà il suo ingresso nell’alta moda prima di quello (eventuale) di Gucci. Questa decisione, spiegano gli analisti Bernstein, rappresenta una dei pilastri della strategia della maison, insieme al lancio di un maggior numero di borse di altissima qualità, collezioni di gioielleria, orologeria e un servizio più centralizzato e strutture migliori per i VIC (Very Important Customers). “Il fattore limitante – spiega la società di gestione degli investimenti e di ricerca finanziaria – è rappresentato dal numero di skilled workers (lavoratori qualificati)”. Sono tutti elementi di un mosaico che darà i suoi frutti a medio termine. Non prima. Poiché, scrivono gli stessi analisti, “sebbene Hermès si sia dimostrata più resiliente della maggior parte dei concorrenti, non è immune alla tendenza generale”. A causa della debole domanda cinese e della mancanza di fattori trainanti positivi nella seconda metà dell’anno, Bernstein ha tagliato le stime della crescita organica della maison francese: dal 6,4% al 4,7% per il terzo trimestre 2026. E dal 6,8% al 6,2% per l’intero esercizio.
L’aria che tira
Ampliando l’orizzonte, il quadro dipinto da Bernstein e dalle altre società di analisi appare fin troppo chiaro. Le griffe possono mettere in atto qualsiasi azione vogliano, ma hanno a che fare con venti contrari troppo forti. Il contesto economico e lo scenario di fondo non autorizzano a pensare ad un terzo trimestre positivo per il lusso. Per cui il 2026 non sarà l’anno della ripresa. Si vede nelle correzioni al ribasso delle previsioni per l’intero anno dei gruppi e aziende del settore. L’ennesimo esempio della debolezza di fondo del lusso arriva da BNP Paribas che, riporta MarketScreener, mantiene la raccomandazione neutral su Kering ma riduce il target price da 285 a 280 euro. (mv)
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