Il lusso cerca ossigeno negli USA mentre la Cina continua a frenare

Il lusso cerca ossigeno negli USA mentre la Cina continua a frenare

Il lusso cerca ossigeno negli USA. La falsa ripartenza dei consumi cinesi lascia al mercato americano l’onere di determinare l’andamento del lusso. In altre parole, i marchi confidano che i loro clienti statunitensi continuino a guadagnare a Wall Street per compensare la debolezza degli altri mercati. Viceversa, se dovesse realmente accadere il paventato scoppio della bolla dell’intelligenza artificiale, anche il settore del lusso finirebbe a terra. Non ci sono paracadute dunque, con le griffe esposte al mercato a stelle e strisce e più ancora all’andamento della borsa che, negli USA, spinge ai consumi e alle spese.

Il lusso cerca ossigeno negli USA

Le ultime notizie relative alla vendita dei beni di lusso in Cina non sono confortanti. Per Bloomberg, le vendite delle 25 più grandi etichette di lusso in Cina sono scese di oltre il 10% a luglio. Un ulteriore calo che si aggiunge a quello registrato a giugno, secondo tre aziende che tracciano i dati del settore. Anche Bernstein ha segnalato una riduzione delle entrate generate dal mercato cinese. E i ricchi, quando spendono, preferiscono contenere la spesa e orientarla verso la cura della pelle. Ecco perché gruppi della cosmetica come L’Oréal e Estée Lauder stanno godendo di una rinascita nello stessa area dove molti brand di moda lottano.

 

 

Cina ancora in frenata

Con una ripresa della Cina ancora rimandata, i grandi marchi di lusso sono più dipendenti dall’America. Gli americani ora rappresentano la quota maggiore di spesa globale per il lusso. Secondo le stime di Jelena Sokolova, analista di Morningstar Equity Research, resterà tutto così fino al 2035. E siccome il consumo dei clienti statunitensi è trainato dai guadagni in Borsa, il lusso sta diventando sempre più dipendente dall’andamento di Wall Street. E vulnerabile alle eventuali flessioni del mercato azionario statunitense. Un rischio piuttosto elevato, anche in virtù del propagarsi della crisi obbligazionaria o di una possibile correzione del mercato azionario. O ancora che si avveri la previsione di un prossimo scoppio della bolla dell’intelligenza artificiale. Gli investitori sembrano già essere nervosi, visto il calo di LVMH.

Il cambio di approccio

C’è anche un altro fattore da tenere in considerazione. I ricchi americani, che oggi guidano la crescita del lusso, sembrano più disposti a spendere per acquistare orologi e gioielli piuttosto che borse e vestiti firmati. Il che rende le prospettive del soft luxury piuttosto grigie. (mv)

Foto dal sito di Prada

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