Chi compra il lusso vuole valore. Oltre metà dei consumatori del lusso non conosce il nome del direttore creativo del marchio. Ma conosce bene quanto vale il prodotto che sta acquistando, tant’è che il 70% dei consumatori ha rinunciato almeno una volta all’acquisto a causa di un rapporto prezzo-valore insoddisfacente. Sono alcuni spunti emersi dallo studio True-Luxury Global Consumer Insights, realizzato da BCG-Boston Consulting Group e Altagamma, che ha raccolto le opinioni di 10.000 consumatori provenienti dagli undici Paesi più importanti per il settore. Gli USA sono (e saranno) il mercato trainante e la spesa di giugno delle carte di credito lo dimostra. Gli analisti considerano il lusso la migliore diversificazione per un portafoglio azionario pieno di titoli tecnologici.
Chi compra il lusso vuole valore
Secondo lo studio BCG-Altagamma, il rallentamento del lusso ha avuto il pregio di riequilibrare il mercato. E oggi l’interesse dei consumatori per i beni di lusso sembra in ripresa. Consumatori che non conoscono il nome di chi ha disegnato il prodotto che stanno per acquistare. Solo il 44% di essi conosce il direttore creativo del brand. Ma conoscono bene il valore percepito del prodotto. E rinunciano ad acquistarlo quando il prezzo è superiore a tale valore (è accaduto almeno una volta al 70% dei consumatori coinvolti), orientandosi su altri prodotti o su altri marchi (una scelta compiuta dalla metà degli intervistati). Lo studio ha rilevato che i consumatori aspirazionali stanno tornando ad interessarsi ad un settore, che però non può permettersi (il lusso) di tagliarli fuori. “Nessuno può generare oltre 15 miliardi di euro di fatturato contando soltanto sulla clientela top”, ammonisce l’analista Luca Solca (fonte WWD). Anche per il ritorno degli aspirazionali, secondo le stime del report, il lusso è destinato a crescere tra il 4% e il 7% entro il 2029, sebbene secondo dinamiche differenti rispetto al passato. Il traino della crescita sarà il mercato americano, che ospita un gran numero di ricchi e ultra ricchi.
Nonostante le incertezze
Una sensazione confermata dai dati statunitensi sulle carte di credito raccolti da Citi. La spesa per il lusso è aumentata del 3% a giugno, segnando il sesto mese consecutivo di crescita. Un dato sostanzialmente in linea con maggio, in un contesto di attenuazione dell’incertezza geopolitica e macroeconomica, commentano gli analisti. Anche considerando queste prospettive decisamente più rosee rispetto al recente passato, Carlo Benetti di GAM consiglia i titoli del lusso agli investitori che hanno un portafoglio titoli orientato verso azioni tecnologiche. “Per un investitore, il lusso rappresenta qualcosa di diverso rispetto alla tecnologia: non ci sono rivoluzioni fatte su algoritmi e neppure crescite sibaritiche” afferma Benetti. Che poi prosegue: “Al contrario, il settore del lusso offre un’esposizione alle emozioni più antiche, radicate nella profondità della natura umana: il desiderio umano di qualità, status, bellezza. In un portafoglio diversificato è una differenza che ha valore”. Benetti sottolinea come in un momento di difficoltà del settore, le grandi maison hanno mantenuto i loro punti di forza: brand globali consolidati, un elevato potere di determinazione dei prezzi e una clientela ad alto reddito, meno sensibile ai cicli economici. (mv)
Foto Hermès
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