Chi sono i clienti del lusso, un settore destinato a crescere. E la produzione italiana, che resta al centro della strategia del gruppo (nonostante il lancio delle sneaker Drip made in China). Il CEO Luca De Meo ha spiegato la dottrina del gruppo Kering a margine dell’inaugurazione dell’Accademia delle Eccellenze, avvenuta al Mind Milano Innovation. E ci ha tenuto a precisare che la decisione di produrre in Cina le Drip di Gucci è stata determinata da specifiche esigenze tecniche. Ha risposto con un “no comment” sulle ventilate uscite di Anthony Vaccarello da Saint Laurent e di Pierpaolo Piccioli da Balenciaga.
La dottrina Kering sul lusso
De Meo traccia l’identikit del cliente del lusso: “La popolazione benestante che ha almeno un milione di dollari da spendere tra prodotti e servizi di lusso”. Oggi sono 80 milioni di persone, un numero che, se le stime sono realistiche, è destinato a raddoppiare. Per lo stesso manager, questo comporterà lo sviluppo di una strategia geografica diversa, con un adeguamento del mix dei prodotti offerti. “Ad esempio gli indiani comprano meno borse, ma più gioielli – ha detto il CEO, che resta positivo sul futuro –, anche se ci saranno i cicli”. Lo riporta Borsa Italiana.
Le Drip e il made in Italy
De Meo è stato sollecitato a parlare della nuova sneaker made in China. Il manager ha detto che non c’è nessun piano di delocalizzazione produttiva e che il made in Italy resta centrale nella strategia di Kering. “L’84-85% dei nostri prodotti è realizzato in Italia e il 95% di questi è esportato – sono le sue parole a Il Sole 24 Ore –. Siamo probabilmente il gruppo che ha più percentuale di prodotto che è fatto in questo Paese. Quindi Kering ha investito molto sull’Italia”.
Filiera in ristrutturazione
Il CEO ha confermato la revisione in atto dell’intera catena di fornitura. “La filiera oggi è molto profonda, forse troppo, ha troppi livelli ed è troppo frammentata”. Nonostante il 25% dei fornitori rappresenti il 98% del sourcing complessivo. “Nel comparto ci sono circa 600.000 dipendenti e 60.000 aziende – insiste –. Quindi in media sono aziende con dieci dipendenti o meno, che vanno bene per fare del piccolo cabotaggio nel Tirreno, ma non per confrontarsi con dei sistemi forti, organizzati e strutturati”. De Meo ha escluso un interesse per Giorgio Armani e non ha commentato rumors sui possibili avvicendamenti dei direttori creativi di Saint Laurent e Balenciaga. (mv)
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