La risposta (tagliente) di Arnault all’inchiesta di Le Monde

La risposta (tagliente) di Arnault all’inchiesta di Le Monde

Per l’inchiesta su Bernard Arnault (in foto, Shutterstock) Le Monde ha fatto le cose in grande. Due giornaliste di grande esperienza, Raphaëlle Bacqué e Vanessa Schneider, mesi di lavoro, interviste e incontri. Per arrivare a una pubblicazione in sei puntate. Il presidente e fondatore del gruppo LVMH, dal canto suo, per rispondere ha aspettato che terminassero le uscite di quello che ha definito “il feuilleton”. E già questo dice molto del tono della reazione: alle ricostruzioni (e alle allusioni) risponde con il sarcasmo. Con ogni probabilità nella sua prospettiva c’era solo un tema davvero delicato da smentire: le tensioni tra i figli.

Cosa scrivono Bacqué e Schneider

Per una sintesi (ragionata) dell’inchiesta di Le Monde ci rifacciamo al giornalista de ItalyPost, Marco Liera. Che, senza sottovalutare l’unicità editoriale di una grande testata che dedica altrettante grandi risorse al ritratto per nulla clemente di uno dei più grandi imprenditori francesi, isola le curiosità. Come il fatto che Arnault pretenderebbe dipendenti sempre in forma e ben vestiti. Dai fili conduttori in quattro decenni di ascesa vertiginosa. Quali? La capacità di dialogare con tutti gli inquilini dell’Eliseo. Non solo: anche con i presidenti dei Paesi partner, al punto di avere una vera e propria politica estera in fatto di relazioni commerciali. Il tutto, ça va sans dire, con l’obiettivo di ottimizzare l’ecosistema in cui opera e cresce LVMH. Arnault, per fare un altro esempio, si sarebbe sempre speso per ottenere una fiscalità congeniale alle proprie imprese.

 

 

La risposta tagliente

Per rispondere all’inchiesta, dicevamo, Arnault sceglie il registro del sarcasmo. Lo si riconosce sin dal titolo del comunicato stampa, “Merci”. Considerato che dagli anni ’80 è accompagnato dal soprannome di “Terminator”, scrive, gli sembra un gran complimento essere definito “l’ultimo monarca di Francia”. Con lo stesso spirito risponde ai retroscena, come quando scrive di voler discutere “con la mensa aziendale” il problema che i dipendenti siano tutti normopeso in spregio alla “diversità corporale”.

Il tono serio

Ci sono due punti, però, nei quali si avverte che dietro la maschera dell’ironia si cela la fermezza di chi non ha affatto voglia di scherzare. Quando rimprovera alle autrici di “aver punito la trasparenza”. Sono state severe con gli Arnault (che pure le hanno ricevute e che hanno collaborato ai lavori di ricerca), mentre sono state più clementi con i Wertheimer (Chanel), che invece si sono negati. E quando insinuano fratture tra i figli di Bernard. L’inchiesta, accusa, trasforma le relazioni “tra cinque personalità forti” che comunque “collaborano nella stessa società” in “un’opera italiana di complotti e rivalità”. A suo dire, le cose non stanno così.

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