Mediobanca si chiede: perché Prada non si prende pure Armani?

Mediobanca si chiede: perché Prada non si prende pure Armani?

La successione di Giorgio Armani ha riaperto una domanda che spesso torna in auge: può nascere, attorno a uno dei nomi più forti del Made in Italy, un grande gruppo italiano del lusso capace di competere con i colossi internazionali? Tra le domande che si fanno gli analisti, una è rimbalzata con frequenza nelle ultime ore: perchè Prada non si prende pure Armani? In poche parole: un’aggregazione che porterebbe sotto un’unico cappello i due marchi bandiera, più Miu Miu e Versace. Un progetto di grande ambizione, ma che il mercato considera, almeno per ora, più teorico che concreto.

Perché Prada non si prende pure Armani?

Lo scenario è stato messo sul tavolo da Mediobanca Research nel suo primo Luxury Strategy Lab e ripresi da MF fashion: fare del gruppo Armani il possibile fulcro di un processo di consolidamento del lusso italiano. L’ipotesi immagina un’aggregazione con Prada capace di riunire sotto lo stesso perimetro quattro marchi di primo piano, per una realtà complessiva nell’ordine dei 10 miliardi di euro di ricavi. La logica individuata è soprattutto industriale e finanziaria. Una maggiore scala permetterebbe di rafforzare la presenza internazionale, aumentare la capacità di investimento e dare maggiore visibilità al gruppo anche agli occhi degli investitori. In questa prospettiva, Armani potrebbe diventare non semplicemente una maison da trasferire a un nuovo proprietario, ma il punto di partenza per costruire un campione italiano del lusso.

 

 

Prima Versace

È uno scenario che, sulla carta, avrebbe una sua forza. Ma tra la razionalità di un’operazione e la sua effettiva realizzabilità c’è una distanza significativa. Prada ha infatti già compiuto un’importante operazione con Versace e deve ora concentrarsi sull’integrazione della maison nel proprio perimetro. Un’ulteriore acquisizione di grandi dimensioni aumenterebbe inevitabilmente il livello di complessità e di rischio. Per questo, tra gli analisti, prevale la cautela. L’idea di un gruppo Armani-Prada viene considerata interessante sotto il profilo industriale, ma difficilmente realizzabile nel breve periodo. Un’operazione del genere, tra l’altro, richiederebbe un progetto preciso per integrare attività, marchi e strutture senza indebolirne l’identità.

Una via di mezzo

Esistono però sulla carte anche strade intermedie. Una possibilità è quella di costruire alleanze mirate, affidando a partner specializzati singoli segmenti del business. Il beauty, per esempio, potrebbe seguire un percorso distinto rispetto a moda e accessori (con l’ingresso di L’Oréal al 15% in Armani), mentre un gruppo come Prada potrebbe assumere un ruolo industriale nella gestione del fashion senza necessariamente acquisire l’intera maison. È un modello che ridimensionerebbe la portata della suggestione del grande polo, ma potrebbe risultare più coerente con l’esigenza di preservare l’autonomia di Armani. Insomma, allo stato attuale il polo Armani-Prada non sarebbe pronto a nascere. Il valore dello scenario elaborato da Mediobanca sta però nell’aver messo in evidenza una possibilità di lungo periodo: trasformare la successione Armani in un’occasione per ripensare la struttura del lusso italiano. Una prospettiva suggestiva, ma ancora tutta da verificare.

Foto dal sito di Prada e dal profilo Instagram di Armani

Leggi anche:

CONTENUTI PREMIUM

Scegli uno dei nostri piani di abbonamento

Vuoi ricevere la nostra newsletter?
iscriviti adesso
×